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banche immobiliRoma, 19 mag – Strani movimenti stanno caratterizzando in Italia un mercato in crisi come quello immobiliare ma pur sempre importantissimo visto che costituisce tra il 15 e il 20% del Pil nazionale. Tra tentativi di colpi di mano del governo e manovre delle grandi banche si moltiplicano i segnali che possono far supporre che il mondo creditizio abbia deciso di monopolizzare l’intero sistema dell’intermediazione nelle compravendite di immobili.

Un primo passo in tal senso è stato fatto alcuni anni fa quando sono state create catene di agenzie immobiliari che fanno capo a gruppo come “Intesa San Paolo casa” e “Unicredit Subito Casa”. Così le banche oltre a erogare mutui per acquisti e ristrutturazioni e proporre polizze assicurative abbinate, sono diventate anche agenzie immobiliari e, in alcuni casi, si sono spinte fino a proporre di assistere il cliente nella ristrutturazione, affidandosi a società esterne.

A ciò si aggiungano due provvedimenti recentemente proposti dal governo Renzi, uno andato a buon fine e un altro stoppato solo per l’opposizione di una lobby potente come quella dei notai. Quello andato a buon fine contiene la norma che prevede la possibilità della banca mutuante di pignorare la casa del mutuatario, senza passare dal tribunale, nel caso di morosità per almeno 18 mesi di rate mensili. In tal modo le banche si ritroverebbero a gestire direttamente gli immobili pignorati, magari con le agenzie immobiliari col proprio marchio. Quello non andato a buon fine, invece, era il provvedimento normativo contenuto nel disegno di Legge “Concorrenza”, tuttora in approvazione in Parlamento, che prevedeva per gli atti di compravendita di immobili ad uso non abitativo di valore inferiore ai 100.000 euro la possibilità di essere redatti senza atto pubblico, e quindi oltre che dai notai anche dagli avvocati abilitati al patrocinio. Una norma che avrebbe riguardato una piccolissima parte degli immobili trattati ogni anno – quelli ad uso non abitativo di valore inferiore ai 100.000 euro – ma che avrebbe aperto una breccia che col tempo molto probabilmente avrebbe condotto ad una liberalizzazione dell’intero mercato dando così la possibilità agli istituti di credito di dotarsi, al proprio interno, di professionisti abilitati ed offrendo il “servizio completo”: mutui, assicurazioni, intermediazione e assistenza nel passaggio di proprietà. Come accennato sopra soltanto una durissima opposizione dell’Ordine dei notai ha impedito che la norma venisse mantenuta nel disegno di legge, un’opposizione che ha fatto leva anche su un aspetto non secondario come quello dei controlli sul riciclaggio svolti proprio dai notai, tenuto conto che nel 2015 circa il 90% del totale delle segnalazioni sono pervenute proprio da questi ultimi. Ma non è tutto, perché nonostante lo stralcio della disposizione che sottraeva parte degli atti al controllo dei notai è ancora presente un’altra disposizione nel ddl che prevede per le banche la possibilità di costituire società di ingegneria e gestire interventi tecnici e professionali senza nessun obbligo di rispetto delle norme deontologiche in quanto l’iscrizione all’albo sarebbe un obbligo solo dei singoli professionisti.

Quindi se la strategia a lungo termine delle banche andasse a buon fine gli istituti di credito arriverebbero persino a costruire case da vendere tramite le proprie catene di agenzie immobiliari, erogando mutui ed assicurazioni nonché facendo redigere gli atti di acquisto ai loro dipendenti. In alternativa potrebbero erogare mutui ai clienti per la ristrutturazione di immobili offrendo loro anche le prestazioni di società di ingegneria direttamente controllate.

E’ palese quindi che il sistema bancario abbia deciso di muoversi alla conquista dell’intero mercato del mattone in Italia. Il rischio evidente è quello di una creazione di un monopolio in cui tutti rischiano di andare a perderci, sia nella qualità dei servizi sia in termini monetari, tranne ovviamente il monopolista.

Walter Parisi

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