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Banca d’Italia: la ripresa c’è e si consoliderà, ma permangono numerosi rischi

Roma, 16 gen – La ripresa c’è. Forse non si vede, ma i numeri parlano chiaro: nell’ultimo trimestre del 2015 l’Italia avrebbe centrato un +0.2%, confermando la tendenza emersa nei mesi precedenti e confermando le previsioni che volevano la crescita annuale al complessivo +0.8%. Lo sottolinea Banca d’Italia nel suo periodico bollettino economico, nel quale spiega che con l’anno in corso le prospettive di ripresa dovrebbero inoltre consolidarsi. “Nel quarto trimestre il Pil avrebbe registrato un nuovo incremento congiunturale, stimabile a 0,2%, come nel terzo. Al contributo lievemente positivo proveniente dalla manifattura si sarebbe affiancato il consolidamento della ripresa nel comparto dei servizi, insieme a segnali più favorevoli nel mercato immobiliare. In dicembre l’indicatore Ita-coin elaborato dalla Banca d’Italia – che stima in tempo reale la dinamica di fondo del Pil – è aumentato a 0,20, prolungando la tendenza positiva in atto dal novembre 2014″, spiegano i tecnici di Banca d’Italia. I quali segnalano che “il contributo alla crescita dei diversi fattori si è in parte modificato: a un contesto esterno complessivamente meno favorevole si contrappone un rafforzamento di quello interno“.

Si tratta di un segnale positivo, dato che la domanda interna ha ricominciato a crescere dopo anni di cali continui: d’altronde, partendo da un livello così basso, la ripresa è sempre più facile. Per il 2016 la stima è di +1.5%, leggermente inferiore invece per il 2017 quando si attesterà a +1.4%. Il problema sarà mantenere l’abbrivio. E’ lo stesso istituto di via Nazionale a segnalarlo, prendendo in esame numerosi fattori. Si va dalla crisi delle economie asiatiche (Cina in primis) all’inflazione ancora ferma al palo che rischia di portare al ribasso salari e acquisti, dalle misure di incentivo come i contributi agli investimenti alle politiche espansive adottate dalla Bce – che però al momento non stanno dando grandissimi frutti se non sul fronte del ribasso dei tassi d’interesse. In ultimo, ma non per ultimo, è da considerare la forte flessione nel prezzo del petrolio: secondo Banca d’Italia i costi del greggio così bassi daranno, nel prossimo biennio, una spinta pari ad almeno 0.8 punti percentuali. Abbastanza per rischiare di mettere un’ipoteca sulla speranze di ripresa qualora i corsi dovessero cominciare a risalire.


Filippo Burla

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