bhp billiton shale
Prezzo del greggio troppo basso: Bhp Billiton opera svalutazioni miliardarie nello shale oil

Washington, 16 gen – Il calo nel prezzo del petrolio pesa come un macigno, non solo per i conti delle petromonarchie del Golfo. A farne le spese sono, soprattutto e come previsto, i produttori nordamericani di shale oil e gas, idrocarburi di scisto che scontano elevati costi di estrazione. Ieri il prezzo del greggio ha toccato i nuovi minimi da anni a questa parte: al termine di tre settimane consecutive di ribassi, gli indici Wti e Brent hanno “bucato” la soglia dei 30 $ al barile, attestandosi rispettivamente a quota 29.69 e 29.77 dollari. Complice anche il ritorno in tempi brevi dell’Iran nel novero degli esportatori, le prospettive di medio termine non sono rosee.

Si contano così, se non i primi morti, almeno i primi feriti gravi. E’ il caso del colosso australiano Bhp Billiton, prima società mineraria al mondo, fortemente esposto nell’estrazione di shale oil negli Stati Uniti. Il gruppo ha deciso di svalutare gli investimenti posti in essere (quasi 20 miliardi) per 7.2 miliardi di dollari, a valere sul bilancio chiuso al 31 dicembre dello scorso anno. Non sono serviti i drastici tagli nei costi operativi: il costo medio di estrazione si aggira attorno ai 50 dollari al barile, con punte minime a 35 per alcuni giacimenti, in ogni caso superiori agli attuali corsi di mercato. “Abbiamo risposto rapidamente, tagliando drasticamente i costi operativi e di capitale. Abbiamo fatto progressi significativi ma  la drammatica caduta dei prezzi ha portato oggi alla deludente svalutazione”, ha ammesso Andrew Mackenzie, amministratore delegato della società.


Nel primo trimestre di quest’anno, inoltre, Bhp Billiton prevede la chiusura di almeno due siti produttivi sui sette attualmente in funzione. Nel mentre che Riyad fa i conti con manovre di “austerità” – virgolette d’obbligo – fino a pochi anni or sono inimmaginabili, come ad esempio la ventilata cessione di una quota pur minoritaria del gigante nazionale Saudi Aramco, cominciano a cadere le prime teste fra i concorrenti che i sauditi, si ipotizzava, volessero mandare fuori mercato attraverso la politica dei prezzi tenuti artificialmente bassi. La strategia comincia a pagare?

Filippo Burla

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here