Roma, 30 mar – Banca d’Italia e oro. Sono questi i due nuovi terreni di scontro fra governo, da un lato, Quirinale ed Europa dall’altro. Un rinnovato filone di conflitto con cui, persa la battaglia sulla manovra, l’esecutivo tenta di rifarsi trucco e parrucco in vista delle elezioni europee.

Di chi è l’oro di Banca d’Italia?

Mentre la cronaca racconta della diatriba sulle nomine-chiave di Via Nazionale, attingendo dal repertorio della sedicente autonomia – altro tema che andrebbe, da par suo, affrontato – dell’istituto, sotto la cenere cova un’ulteriore piccola, ma non indifferente, querelle. Quella riguardo all’oro conservato proprio nei caveau di Banca d’Italia.


Parliamo di quasi 2500 tonnellate (la quarta riserva al mondo dopo la Federal Reserve americana, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale) frutto della storia economica italiana del dopoguerra, quella di un’economia in forte espansione soprattutto sui mercati esteri, che accumulava dunque importanti quantità di valuta estera la quale, una volta incamerata, fu nel corso del tempo utilizzata nel tempo per acquistare oro.

Ad oggi l’oro “italiano” è solo per circa metà entro i nostri confini, mentre il resto è depositato fra Stati Uniti, Gran Bretagna e Svizzera. Le virgolette non solo un lapsus: il metallo prezioso è veramente nostro? Attorno a questa domanda si è snodata la recente crociata di Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera. L’economista della Lega ha infatti presentato, come primo firmatario, una proposta di legge per chiarire che quell’oro è di proprietà dello Stato italiano. Richiesta non del tutto campata per aria, dato che non è mai stato spiegato chi ne fosse il titolare fisico.

La risposta della Bce

Stante l’architettura del sistema europeo delle banche centrali (Sebc), l’organismo che riunisce le banche centrali dei 28 membri dell’Ue, la questione si è così spostata in sede comunitaria. Protagonisti gli europarlamentari Marco Zanni e Marco Valli, che hanno chiesto direttamente alla Bce di dirimere la faccenda.

La risposta del governatore Draghi, giunta due giorni fa, ha permesso di fare chiarezza: “La Bce – si legge – ha il pieno diritto di detenere e gestire le riserve in valuta che le vengono trasferite e di utilizzarle per gli scopi indicati”, secondo quanto disposto dall’articolo 30 dello statuto del Sebc, il quale ha stabilito il conferimento (e l’ammontare dello stesso) delle riserve dalle banche centrali nazionali all’istituto di Francoforte. Stessa sorte per la quota rimasta nella disponibilità di Banca d’Italia: “Inoltre – prosegue infatti la risposta – ai sensi dell’articolo 31 dello Statuto del Sebc, la Bce approva le operazioni aventi per oggetto attività di riserva in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti di cui all’articolo 30, nonché le operazioni degli Stati membri aventi per oggetto le loro attività di riserva in valuta estera dei saldi operativi, eccedenti un determinato limite. La finalità di tale competenza è assicurare la coerenza con le politiche monetaria e del cambio dell’Unione”.

Detta in altre parole: se la Bce “detiene e gestisce”, ciò starebbe a significare che non ne ha la proprietà. La quale resta quindi, almeno nominalmente, dei singoli Stati e delle rispettive banche centrali. Una sorta di nuda proprietà, per cui si ha la titolarità del bene senza poterne però godere.

Come riavere l’oro?

Arrivati qui, poco importa conoscere chi sia il titolare del prezioso metallo. Anche se fosse – come sembra di capire – effettivamente lo Stato italiano, una qualsiasi legge di interpretazione autentica della normativa non sposterebbe di una virgola la vicenda: a gestirlo, in maniera del tutto arbitraria e unilaterale (e senza alcuna autorizzazione preventiva) è la Bce e lei soltanto.

Insomma, abbiamo l’oro ma non possiamo in alcun modo usarlo. Di più: la Bce può disporne a suo piacimento e senza alcuna autorizzazione preventiva. L’unica maniera di rientrarne nella piena e completa disponibilità sarebbe uscire dal Sebc. E quindi dall’Unione Europea, dato che il Sistema è stato costituito con il Trattato di Maastricht. Ma se, nonostante il terrorismo mediatico, l’uso materiale dell’oro di Banca d’Italia non è all’ordine del giorno, tantomeno questo punto sembra esserlo.

Filippo Burla

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11 Commenti

  1. Gli scellerati sinistri immigrazionisti e la pseudo destra liberale ci hanno nel corso degli anni venduti alla globalizzazione brutale e alla servitù economica……… l’oro è degli italiani, di coloro che hanno combattuto e sudato per la patria……….ieri e oggi………l’oro non è sicuramente di una casta burocrate che va dal grigio inquilino del quirinale sino al settario gruppo dirigente di banca d’Italia che gode spudoratamente di una autonomia e di una impunità inspiegabili………. Sono parte di una massa burocrate, arricchita, potente ed intoccabile che potrà essere scalfita solo con una decisa azione politica………. Ma attenzione……… Ciò che i magistrati politicizzati sinistrorsi stanno in modo nauseabondo facendo a salvino,risulterà zucchero filato rispetto a ciò che la vorace casta burocrate italica farà al suo popolo……….. Noi per loro siamo schiavi e sudditi, da svenare………ha più diritti un negroide tribale africano di un italiano serio e lavoratore………solo il sentire ” l’oro della banca d’Italia ” fa vomitare………Vigliacchi.

  2. L’oro NON è della Banca d’Italia – formata da banche di proprietà privata – ma del POPOLO ITALIANO al quale lo scipperanno come stanno organizzando da oltre 50 anni !!!!!!!!!

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