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Roma, 30 mar – Jair Bolsonaro si prepara all’ennesima ondata di critiche. Il presidente brasiliano ha infatti ordinato che il 31 marzo, in occasione del 55 esimo anniversario del golpe del 1964 che mise fine al governo di Joao Goulart e diede inizio a 21 anni di regime militare in Brasile (fino al 1985), vengano organizzate celebrazioni ufficiali.
Ma Bolsonaro non è da solo in questa ultima, ma solo in ordine cronologico, battaglia contro un’opinione pubblica sempre feroce ed implacabile. Dalla sua parte, si schiera il governatore di Rio de Janeiro Wilson Witzel: “Non c’è stato un golpe in Brasile – esordisce l’ex giudice federale ed eletto come candidato del Partito Social Liberale (Psl) di Bolsonaro – Quelle che invece ci sono state sono azioni del popolo, in reazione ad altre azioni che in quel momento non erano positive per il popolo“. Sempre il governatore di Rio, aggiunge: “Se non ci fosse stato un regime militare avremmo avuto un regime comunista, ma il popolo scelse di dire no al comunismo“.

Le parole di Witzel e la disposizione di Bolsonaro al ministero della Difesa, hanno scatenato l’ira dei detrattori che hanno così rimpinguato di livore la consueta campagna mediatica e social contro il ribattezzato “presidente fascista”: la polemica sul golpe del ’64 è diventata trending topic su Twitter. Ma  all’hashtag #DitaduraNuncaMais (Mai più dittatura), Bolsonaro e i suoi hanno ribattuto con un #ComunismoNuncaMais (Mai più comunismo), beffandosi a piè pari di qualsivoglia critica.

Per il 31 marzo è stato inoltre stabilito che venga letto un testo di commemorazione dell’avvenimento nelle caserme brasiliane.
Dura la reazione della Procura federale. In una nota pubblica firmata dalla procuratrice federale Deborah Duprat, si legge infatti che “l’atto è di enorme gravità costituzionale, perché rappresenta la difesa della mancanza di rispetto per lo Stato democratico. Celebrare un colpo di Stato e un regime che ha adottato politiche di violazione sistematica dei diritti umani e ha commesso crimini internazionali – prosegue la nota – è incompatibile con lo Stato di diritto democratico”.
Guerra mediatica permettendo, nonostante le critiche e gli ostruzionismi più disparati, Jair Bolsonaro va avanti “a muso duro”. Del resto senza coraggio, nessun cambiamento potrà, mai, essere messo in atto.

Chiara Soldani

 

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