Roma, 17 nov – Il mantra è sempre lo stesso, da anni: “Dobbiamo attirare investimenti esteri”. Peccato che poi gli investimenti esteri presentino il conto. E non abbia nulla a che vedere con i “vantaggi per l’incremento del PIL e la creazione di posti di lavoro” di cui, ultima in ordine di tempo, (stra)parla la Farnesina. Se i casi Whirlpool e Gkn non fossero stati sufficienti, adesso possiamo chiedere per conferma anche ai dipendenti di Carrefour.



Carrefour annuncia 769 licenziamenti

La multinazionale francese della grande distribuzione ha appena annunciato un vero e proprio piano lacrime e sangue per le sue attività in Italia. Confermando, di fatto, le voci circolate già ad inizio ottobre, quando si paventavano attorno ai 770 “esuberi”. La cifra è pressoché confermata oggi: saranno 769 i lavoratori coinvolti nel processo di ristrutturazione. Tra essi, circa 600 sono lavoratori diretti dei punti vendita, mentre i restanti afferiscono alla sede centrale. Nel tritacarne finiscono anche i negozi fisici: verranno dismessi, principalmente tramite cessione a terzi, ben 106 (dei quasi 1500 distribuiti su tutto il territorio nazionale) tra mercati, super e ipermercati.

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Niente male per una realtà che, sul suo sito, parla di “modello di business capace di generare valore sociale”. Nonché di “impegno per i diritti umani”. Tra questi ultimi non sembra rientrare quello al lavoro. Vero che non si parla di licenziamenti a tutto tondo: in una nota, Carrefour spiega che il piano “sarà gestito su base esclusivamente volontaria”, assicurando “ad ogni collaboratore coinvolto la migliore soluzione possibile, favorendo il ricollocamento interno e percorsi per l’imprenditorialità”. Formule di circostanza che abbiamo già sentito più volte per nascondere la dura realtà dei fatti: dovremo fare i conti con centinaia di lavoratori – e relative famiglie – che rimarranno senza impiego.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Sarà pure interessante rilevare se e quali marchi subentreranno nei punti di distribuzione alimentare industriale massiva lasciati liberi. E l’ eventuale grado della loro “qualità”.

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