Crescita PilRoma, 13 mag – Dopo tredici trimestri negativi, il Pil italiano torna, timidamente, ad affacciarsi sul terreno positivo. Lo rileva l’Istat, nelle stime preliminari del prodotto interno lordo sui primi tre mesi dell’anno. “Nel primo trimestre del 2015 -si legge nella nota diramata dall’istituto di statistica- il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente ed è risultato invariato rispetto al primo trimestre del 2014″.

E’ sufficiente per parlare di uscita dalla recessione? La crescita c’è, ma solo con riferimento agli ultimi mesi dell’anno scorso. Rispetto invece allo stesso periodo (gennaio-marzo) del 2014, l’economia è invece sostanzialmente ferma. Dalle analisi condotte dall’Istat emergono alcuni elementi positivi: “La crescita congiunturale -prosegue la nota- è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dell’industria e di una sostanziale stazionarietà nei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale maggiore dell’apporto negativo della domanda estera netta”. La domanda interna sembra insomma mostrare un minimo di vitalità. Per com’è stata compressa nei picchi di austerity, d’altronde, non poteva che tornare a crescere dopo aver toccato i minimi storici.

Dall’altra parte, invece, non mostrano segnali positivi i dati sul lavoro. E’ vero che aumentano i contratti a tempo indeterminato, ma una larga parte di questo aumento è dovuto al combinato di incentivi alle assunzioni e trasformazione (sulla scia del Jobs act) di contratti che prima erano a tempo determinato. L’effetto globale su disoccupazione ed occupazione è, così, sostanzialmente nullo.

I dati sui prossimi trimestri saranno cruciali per capire se l’Italia avrà imboccato stabilmente la via della crescita, anche se è necessario tener conto degli effetti derivanti dalla politica di alleggerimento quantitativo lanciato dalla Bce due mesi fa che non potrà durare in eterno. Ciò che in ogni caso si va delineando sempre più minacciosamente è lo spettro della cosiddetta “jobless recovery“, vale a dire la crescita senza creazione di nuovi posti di lavoro. Una crescita, nella migliore della ipotesi, effimera, in quanto non produttiva di quella ricchezza e redistribuzione del reddito necessarie per potersi consolidare nel lungo termine.

Filippo Burla

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