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Roma, 4 gen – La crisi da Covid, prima sanitaria e poi diventata economica a causa dei confinamenti, ha bruciato in Italia qualcosa come oltre 150 miliardi di ricchezza. Le stime non sono ancora definitive, ma se eviteremo una caduta del Pil in doppia cifra sarà solo per il rotto della cuffia. E in ogni caso non sarà sufficiente quest’anno – nuove “ondate”  e nuove chiusure permettendo – per recuperare i livelli di fine 2019. Non una novità, certo. Ora le cifre sono messe nero su bianco dalla Cgia di Mestre, che parla di una perdita cumulata nel biennio pari a più di 70 miliardi.



Per la crisi covid persi 2600 euro pro capite

Le stime pro capite lasciano sempre un po’ il tempo che trovano. Il rischio è quello di fare la fine del pollo di Trilussa. Risultano comunque utili per capire quanto ha inciso la crisi Covid sul complesso dell’economia italiana.

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Spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia: “A livello pro capite stimiamo che l’anno scorso ogni italiano abbia perso mediamente 2.600 euro di reddito, mentre quest’anno ne riguadagnerà poco meno di 1.400 euro. Nel biennio 2020-2021, pertanto, il saldo sarà negativo e pari a poco più di 1.200 euro”. Praticamente uno stipendio medio in meno a testa.

Il recupero? Forse nel 2024

Ammesso e non concesso che la smania da confinamento passi, quando potremo tornare ai livelli precedenti la crisi Covid? “Non prima del 2024“, continua sempre Zabeo, evidenziando però allo stesso tempo il rischio che “il nostro Paese finisca su un binario morto e la crisi economica si trasformi in una crisi sociale senza precedenti”.

Crisi che potrebbe essere esacerbata dalle più recenti misure. Ultima in ordine di tempo, segnala la Cgia, la “stretta” sul credito in ossequio ad un’altra ossessione: quella delle autorità comunitarie nei confronti dei crediti deteriorati. “La nuova definizione di default – dichiara il segretario della Cgia, Renato Mason – costringerà le banche a tenere un comportamento molto prudente. Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento, infatti, registreremo una impennata dei crediti deteriorati. Per evitare di avere una mole eccessiva di Npl, Bruxelles ha imposto alle banche la svalutazione in 3 anni dei crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni per quelli con garanzia reali. E’ evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di grande cautela nell’erogare i prestiti, per evitare, nel giro di pochi anni, di dover sostenere delle perdite di bilancio importanti. Alla luce di tutto ciò, appare evidente che a partire da quest’anno per tantissime Pmi sarà molto difficile accedere al credito bancario“.

Nicola Mattei

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2 Commenti

    • O la borsa o la vita! Dopo l’ assalto alla diligenza… 0K. (per chi non lo sapesse= 0 ammazzati)?!

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