Il Primato Nazionale mensile in edicola

crisi economica- calo delle nascite- soglia di povertàRoma, 21 ott – La crisi economica sta lasciando molte ferite nel tessuto sociale del nostro Paese. Nonostante la propaganda governativa, e il sostegno di Mister Obama, non si intravede nessun segnale di inversione di tendenza. Prendiamo ad esempio due dati: il primo relativo al calo delle nascite nei primi sei mesi del 2016, e il secondo che documenta il numero d’italiani a rischio povertà. Iniziamo dallo sconvolgente quadro fornito a riguardo dall’Istat. Dalla ricerca dell’Istituto Nazionale di Statistica viene fuori un’amara verità: sono centottantaquattromila i neonati venuti al mondo nei primi sei mesi del 2016 dodicimila in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un calo del 6% rispetto all’anno precedente. Nel 2015 la crisi demografica ha toccato uno dei suoi massimi storici: le nascite, per la prima volta dopo il 1918, sono scese sotto la soglia delle cinquecentomila unità. Di male in peggio. Certo, mancano ancora sei mesi. Se, però, dovesse continuare il trend degli anni precedenti, l’effetto sarebbe devastante. È bene rammentare che in tema di lotta alla denatalità il governo non è certo stato a guardare. Pensiamo per esempio al Fertility day del ministro della Salute Beatrice Lorenzin o al bonus bebè renziano. Basteranno questi provvedimenti tampone a invertire la tendenza?  Guardando questi dati pare proprio di no.

E veniamo ora all’ultimo rapporto dell’Osce in occasione della giornata mondiale contro la povertà. Il report ci dice che un giovane italiano su tre è a rischio povertà. Inoltre, il confronto con gli altri Paesi è disarmante. Peggio di noi solo la Bulgaria, la Romania con il 37,3% e la Grecia con il 35,7%. Fanno certamente meglio di noi Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. L’Italia è l’ultima ruota del carro. Nel Bel Paese il 28,7% della popolazione è vicina alla soglia di povertà, con un’incidenza leggermente più alta per le donne.  Oltretutto l’Europa è tornata ai livelli pre-crisi: il 23,7% dei cittadini era a rischio povertà nel 2008, la stessa quota si è registrata nel 2015. Da noi, al contrario, si è assistito ad un incremento del tasso di povertà dal 25,5% (precedente al crollo dei mutui subprime) al 28,7% del 2015. Un dato su tutti, però, fa da trait d’union tra i dati Istat e quelli Ocse: il lento declino delle famiglie al di sotto della soglia di povertà. Ossia, il livello di reddito al di sotto del quale una famiglia o un individuo vengono considerati poveri. Un parametro questo che varia ovviamente a seconda della nazione di riferimento. In Italia tale soglia non è cresciuta negli ultimi anni. Segno che il reddito di molte persone è sceso al di sotto di quella soglia sotto la quale si è considerati poveri. Prendiamo come riferimento una coppia con due figli under 14. La soglia di povertà per il suddetto nucleo familiare è fissata da Eurostat a 19.966 euro, con un aumento di 260 euro rispetto all’anno dello scoppio della crisi. Quindi, per essere sopra la soglia di povertà ogni nucleo familiare di quattro persone deve possedere almeno ventimila euro l’anno. Per moltissime coppie mettere al mondo il secondo figlio significa scegliere di essere poveri. Non serve, quindi, l’Ocse per comprendere le cause della bassa natalità. Basta saper far di conto.

Salvatore Recupero