Roma, 2 apr – Ripresa del Pil, a causa della crisi ucraina per quest’anno non se ne parla: “il ritorno dell’Italia ai livelli pre-pandemia slitta dal secondo trimestre di quest’anno al primo del prossimo”. Lo evidenzia Confindustria nel rapporto di previsione del Centro studi di viale dell’Astronomia L’economia italiana alla prova del conflitto in Ucraina. Il rapporto spiega che “nei primi due trimestri l’economia italiana entrerebbe in una “recessione tecnica”, seppur di dimensioni limitate, non pienamente compensata dalla ripresa attesa nella seconda metà dell’anno. A ciò farebbe seguito una crescita di +1,6% nel 2023, grazie a un profilo del Pil interamente crescente nel corso dell’anno”. 

Confindustria cancella le stime: niente crescita del Pil per quest’anno, se ne parla il prossimo

La guerra in Ucraina, le speculazioni e l’aumento dei prezzi energetici e dell’inflazione strozzano nella culla quel poco di ripresa economica dopo la devastazione delle restrizioni anti Covid. “L’andamento del Pil italiano nel 2022 risulta molto meno favorevole di quanto precedentemente stimato: quest’anno si registrerebbe un incremento del +1,9%, con un’ampia revisione al ribasso (-2,2 punti) rispetto allo scenario delineato lo scorso ottobre, prima dei nuovi shock, quando tutti i previsori erano concordi su un +4,0%”. Confindustria precisa che “la variazione positiva nel 2022, peraltro, è interamente dovuta a quella già acquisita a fine 2021 (+2,3%) grazie all’ottimo rimbalzo dell’anno scorso”. 

“L’Ue è la macroarea più colpita”

“Gli effetti della crisi a livello globale sono fortemente diseguali tra aree e settori, in base alla vicinanza al conflitto, alle dipendenze da petrolio, gas e altre commodity e, in generale, alle connessioni produttive e finanziarie con i paesi direttamente coinvolti nella guerra (Russia, Ucraina e Bielorussia). Tra le principali macroaree, l’Unione europea è quella più colpita, come segnalano il deprezzamento dell’euro e le perdite registrate nelle principali piazze finanziarie nei primi giorni del conflitto”. Tra i settori, secondo Confindustria, “sono più coinvolti quelli energivori, come metallurgia, chimica, ceramica e vetro, e altri comparti fortemente internazionalizzati come i mezzi di trasporto (autoveicoli, aeromobili, imbarcazioni)”.

Il mix letale di restrizioni anti-Covid e guerra

“Lo scenario globale è dominato dalle estreme tensioni e incertezze generate dall’invasione russa in Ucraina. L’impatto sull’attività economica agisce come uno shock di offerta profondo, al momento difficilmente quantificabile, perché il quadro è in continua evoluzione”, evidenzia Confindustria. La crisi militare, precisa il rapporto, “si innesta su un quadro già reso difficile dal perdurare della pandemia, delle pressioni al rialzo sui prezzi di varie commodity e dei colli di bottiglia in alcune catene di fornitura globali”.

Ludovica Colli

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4 Commenti

  1. Ma basta bufale!

    La crisi in Ucraina come anche il Covid non hanno niente a che vedere con la nota ciclicità di un modello economico basato su una bufala, la bufala della crescita infinita.

    Il capitalismo ha un andamento ciclico con periodi di espansione che saturano i mercati e ovviamente alla saturazione segue la recessione perché non servono più prodotti, non servendo più prodotti aumenta la disoccupazione finché grazie anche all’obsolescenza programmata non diminuisce la saturazione.

    Stanno tentando di sviare la massa perché con il livello di saturazione attuale serviranno decenni per tornare a livelli pre crisi.

    Che la guerra in Ucraina non c’entra niente ce lo conferma la guerra in Afghanistan che casualmente non ha avuto nessun effetto.

    In buona sostanza… ve stanno a pijà… 😀

  2. … e le “aquile” così non debbono inforcare neppure più gli occhiali! E’ la volta che forse capirebbero qualcosina di più.

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