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sanMatteo[1]Roma, 3 giu – Il 13 marzo 2014 il premier Matteo Renzi promise in tv agli italiani che il 21 settembre, giorno del suo onomastico, avrebbe fatto un pellegrinaggio al santuario di Monte Senario se il suo Governo non avesse pagato i 75 miliardi di euro di debiti che la Pubblica Amministrazione aveva contratto fino al 2013.  Il giornalista fece notare al premier che le promesse fatte nel suo talk portavano male. Ma, il premier ribadì con forza il suo impegno.  Il tempo, però,  ha dato ragione a Vespa. Vediamo perché.



Il 21 settembre 2015, infatti, l’imprenditore Massimo Blasoni, (fondatore del centro studi Impresa Lavoro) acquistò una pagina di pubblicità su Il Giornale per ricordare al premier Matteo Renzi di non aver mantenuto per la seconda volta la promessa concessa negli studi di Bruno Vespa. Secondo Blasoni: “ Il debito era stato liquidato solo in parte e poiché tali beni e servizi vengono forniti di continuo alla Pa, si è ricostituito nel 2014 uno stock di debito commerciale di 70 miliardi di euro. Per il secondo anno di seguito, Renzi non si recherà in pellegrinaggio per espiare la promessa mancata. Le imprese italiane intanto continuano ad aspettare”.  Il trend sostanzialmente rimaneva inalterato ( un debito di circa sessantasette miliardi). Blasoni invitava il governo ad intervenire in maniera strutturale sui tempi di pagamento: “In caso contrario- incalzava il fondatore di Impresa Lavoro– il problema rimarrebbe insoluto costando alle imprese creditrici più di 6 miliardi di euro all’anno in anticipazioni bancarie”. Qualche mese prima però il premier aveva messo le mani avanti.  Il 18 luglio scorso, nella sua rubrica su L’Unità, Renzi affermava che: “Sul pagamento dei debiti alle imprese abbiamo messo i soldi ma la procedura per riscuoterli è stata troppo complicata. Alla fine il colmo è che sono avanzati i soldi, ma non tutti sono ancora stati pagati”.

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E veniamo ai giorni nostri. Quattro giorni fa, sempre il Centro Studi Impresa Lavoro rilevava che: “Lo stock di debito della pubblica amministrazione con gli imprenditori ammonta ancora a 61,1 miliardi”. Secondo questa ricerca, lo scorso 31 dicembre questo ammontava, infatti, a circa 61,1 miliardi di euro (in leggero calo rispetto ai 67,1 miliardi del 2014). Per capire meglio la situazione, è bene comprendere il meccanismo perverso dei mancati pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese.  I debiti commerciali si rigenerano con frequenza, dal momento che beni e servizi vengono forniti di continuo. Pertanto liquidare (e solo in parte) i debiti pregressi di per sé non riduce affatto lo stock complessivo: questo può avvenire soltanto nel caso in cui i nuovi debiti creatisi nel frattempo risultino inferiori a quelli oggetto di liquidazione.

Il ritardo del Governo nel pagamento di questi debiti nel 2015 è costato alle imprese italiane la cifra di 5,4 miliardi (in leggero calo rispetto ai 6,1 miliardi del 2014). Il fenomeno dei ritardi di pagamento della nostra PA mantiene dimensioni che non hanno pari rispetto ai nostri principali partner europei. Per pagare i suoi fornitori, lo Stato italiano impiega, infatti, in media 131 giorni: sedici giorni più della Grecia, trentatré giorni più della Spagna, cinquantacinque giorni più del Portogallo, settantatrè giorni più della Francia, novantuno giorni più dell’Irlanda, 101 giorni più del Regno Unito e addirittura 116 giorni più della Germania. Alla luce di questi dati, le imprese possono solo chiedere la grazia a San Matteo, protettore dei contribuenti fregati da Renzi.

Salvatore Recupero

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1 commento

  1. “costando alle imprese creditrici più di 6 miliardi di euro all’anno in anticipazioni bancarie”. Profitti per i presta-valuta. Questo la dice tutta.

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