Roma, 5 ago – Il consiglio dei ministri, riunitosi ieri nel tardo pomeriggio, ha dato il via libera al provvedimento cosiddetto “Dl aiuti bis“. 17 miliardi circa il valore del decreto, circa 3 miliardi in più rispetto a quanto preventivato. Uno stanziamento che, come sottolineato da Mario Draghi, avviene “a saldi invariati”, quindi senza ricorrere a nuovo deficit che avrebbe richiesto uno scostamento di bilancio. Da qui la modesta portata del Dl, nonostante lo “sforzo straordinario che non credo abbia precedenti” magnificato dal premier uscente.

Mancano le risorse

La verità è che l’esecutivo in carica per gli affari correnti è letteralmente a corto di risorse. Il motivo? L’ex ragioniere generale dello Stato, oggi ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha sbagliato a fare i conti. Scientemente o meno, questo non è dato saperlo. Fatto sta che, dei 10 miliardi previsti in arrivo dalla tassa al 25% sugli extraprofitti delle aziende energetiche che avrebbero dovuto rimpinguare le casse dello Stato, l’erario ne ha incassato uno soltanto. Ne mancano, insomma, 9 all’appello. E “la coperta è abbastanza stretta”, ha ammesso il sottosegretario al Mef Maria Cecilia Guerra.

Salta la riduzione dell’Iva

Da qui il sentiero entro il quale si muove il Dl aiuti bis, che in buona parte si limita a confermare misure già in vigore, ne esclude altre e lavora di cesello su altre ancora. Il risultato è, a tratti, disarmante. Perché è vero che si prorogano le misure per rendere più leggere le bollette, così come il taglio delle accise sui carburanti (ma solo fino al 20 settembre), ma al tempo stesso salta il “piatto forte” della riduzione dell’Iva. L’imposta doveva essere azzerata per beni di prima necessità come pane e pasta e ridotta dal 10 al 5% per altri quali carne e pesce: la misura è stata semplicemente stralciata, facendo mancare quello che sarebbero stato un importante contributo per alleggerire un carrello della spesa sempre più costoso.

Dl aiuti bis: per lavoratori e pensionati solo briciole

Meglio non va per lavoratori dipendenti e titolari di assegni pensionistici. L’idea iniziale era quella di estendere per un’ulteriore mensilità i 200 euro percepiti dai primi con le competenze di luglio e dai secondi con quelle del mese precedente. Scelta, questa, che avrebbe dato maggiore sostanza al bonus, senza renderlo strutturale ma quantomeno utile a contrastare la fiammata inflattiva. Il governo ha invece optato per un’estensione della decontribuzione sul cuneo fiscale, mentre i pensionati potranno beneficiare dell’anticipo della rivalutazione del trattamento.

Nello specifico, per i lavoratori lo “sconto” dello 0,8% già in vigore dalla scorsa manovra viene ampliato di 1,2 punti (in origine era solo uno), salendo così al 2%. I cedolini paga, insomma, saranno più “ricchi”. Virgolette d’obbligo perché parliamo di incrementi in busta che, parametrati al reddito medio dei dipendenti italiani, non supereranno i 20€ al mese. Lordi.

Discorso simile per quanto riguarda i pensionati, che godranno sì dell’incremento del proprio assegno (pari sempre all’incirca al 2%), però da ottobre e comunque solo come anticipo a valere sulla rivalutazione che sarebbe scattata dal gennaio prossimo.

Filippo Burla

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1 commento

  1. L’ elemosina è il resto facile, facile per chi ha firmato facile banconote per essere moltiplicate a mo’ di pani e pesci.

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