Un altro pastrocchio a firma Matteo Renzi

Roma, 20 giu – Appena un mese fa il Presidente del Consiglio twittava così: “Anticorruzione e falso in bilancio sono legge. Quasi nessuno ci credeva. Noi sì. Questo Paese lo cambiamo, costi quel che costi”. A distanza di un mese dopo la prima sentenza della Corte di Cassazione che ha applicato la nuova legge sul falso in bilancio si può dire che Renzi aveva ragione a dire che lui questo Paese lo sta cambiando, peccato che lo stia facendo in peggio.

La Suprema Corte, infatti, nei giorni scorsi ha annullato la condanna a Luigi Crespi, l’ex sondaggista di Berlusconi, proprio in forza delle nuove norme introdotte dal governo Renzi. La causa dell’annullamento è presto detta, nel nuovo testo approvato dal Parlamento, a differenza del vecchio testo di matrice berlusconiana, non è stata introdotta la dicitura “ancorché oggetto di valutazioni” , così i giudici si trovano a punire coloro che hanno riportato in bilancio fatti materiali non rispondenti al vero, ma non possono punire coloro che riportano fatti rispondenti al vero ma rappresentandoli con valori completamente inventati. E la cosa diventa ancor più grave se si pensa che i casi più frequenti di falso in bilancio sono proprio quelli derivanti da valori gonfiati dell’attivo con lo scopo di annacquare il capitale e fornire agli investitori, ai creditori e ai fornitori una immagine più florida e sana dell’impresa.

La situazione è ancor più paradossale se si prendono in considerazione altri due aspetti. In primo luogo così come attualmente previsto il falso in bilancio si riduce, quasi esclusivamente, alla rappresentazione di costi fittizi per abbassare l’utile ed il reddito d’impresa, e quindi il reato di falso in bilancio concorrerà con quello di dichiarazione fraudolenta tramite l’utilizzo di fatture false o tramite l’utilizzo di altri artifici contabili. Pertanto in un caso – quello delle valutazioni gonfiate – l’imprenditore se la caverà, nell’altro caso – quello dei costi inventati – verrà punito due volte. Un paradosso nel paradosso. In secondo luogo la beffa suona ancora più atroce se si pensa che il senatore di Forza Italia, Giacomo Caliendo, aveva presentato sia in Commissione che in Aula un emendamento per reintrodurre nel testo proprio il riferimento alle valutazioni, ma l’emendamento fu bocciato in forza del parere contrario del governo con 115 voti a favore, 116 contrari e 2 astenuti. E’ proprio vero, Renzi sta cambiando l’Italia, costi quel che costi. Ma per ora il costo è a carico solo delle persone oneste.

Walter Parisi

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