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Roma, 7 gen – Iveco parlerà mandarino nel prossimo futuro? Stando ad indiscrezioni di stampa circolate ieri e confermate dal Cnh Industrial, la capogruppo sarebbe in trattativa con Faw Jiefang (controllata dallo Stato cinese) per la cessione dei rami camion e autobus. Oggetto delle discussioni anche una quota di Fpt Industrial, società specializzata nella progettazione e costruzione di motori.



Iveco diventerà cinese?

Deciso nel 2019, prenderebbe così piede (sia pur in sotto diversa forma) l’annunciato scorporo di Iveco da Cnh Industrial. Le trattative con i cinesi non sono però un fulmine a ciel sereno. Le parti si erano sedute attorno ad un tavolo già l’anno scorso, non trovando la quadra attorno al prezzo: troppo bassa l’offerta da 3 miliardi presentata da Faw Jiefang. Qualora non dovesse trovarsi l’intesa, sullo sfondo rimane l’ipotesi – sempre dall’estremo oriente – Shandong Heavy Industry Group.

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Industrial Vehicles Corporation (questo il nome per esteso di Iveco) nasce nel 1975 dall’unione di cinque diversi marchi di diverse nazioni. Fra essi, in posizione di preminenza, anche Fiat Veicoli Industriali. Da allora le vicende della società hanno seguito quelle di quest’ultima, pur rappresentando una sorta di “unicum” – e di grande successo – rispetto alle vicissitudini finanziarie di Fiat. Ivi compresi gli stravolgimenti societari degli ultimi anni. Iveco finì all’interno del perimetro di Cnh Industrial quando, nel 2012, venne costituito il gruppo nell’ambito della riorganizzazione portata avanti da Sergio Marchionne. Più di 6mila i dipendenti di Iveco in Italia, Ftp Industrial ne conta oltre 5mila.

La storia sembra potersi ripetere adesso. Portata a compimento la cessione (che non è, e non è mai stata, una fusione) di Fca a Psa, se anche Iveco dovesse seguire la stessa sorte della fu casa madre – Cnh Industrial, pur controllata dalla famiglia Agnelli tramite Exor, non ha nulla a che vedere con il gruppo Fca – ciò segnerebbe il secondo atto del requiem per l’industria italiana dell’auto.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. Dottor Burla, ma perché continua ad attaccare quei benefattori della comunità italica, che sono gli Agnelli? Continua a gettare discredito, addirittura adombrando possibili cessioni agli amici cinesi, di una parte dell’industria automobilistica, che lei s’intestardisce a chiamare italiana. Non lo è più, da svariati anni! Lo dovrebbe sapere, memore degli articoli precedenti, che poi riceverà commenti sprezzanti dall’ufficio stampa dell’FCA, celati da semplici cittadini che manifestano il loro dissenso per ciò che ha scritto. Se ne faccia una ragione, l’italiano medio è stato indottrinato a dovere, le opinioni discordanti non sono ben accette, al momento! Forse tra una decina d’anni, i babbei raglianti, che hanno, spesso, commentato i suoi articoli, si renderanno conto che aveva ragione, in primis, sulla cessione ai francesi di FCA. Allora sarà troppo tardi per le rimostranze, i primati parlanti, da ritardati quali sono, rimembreranno un autore solitario che raccontava storie dissonanti. Per quanto possa valere, la leggo sempre e le porto il mio sostegno, continui così!

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