olio-extravergine-di-olivaRoma, 16 dic – Domani la Camera dei deputati è chiamata a discutere, in Commissione Agricoltura e Giustizia, la nuova legge sulla contraffazione alimentare proposta dal governo. Un appuntamento importante per proteggere la filiera dei prodotti italiani, certificare la qualità e la provenienza degli alimenti, prevenire frodi dannose tanto per il sistema economico quanto per l’immagine del Made in Italy nel mondo. Un provvedimento auspicato da più parti dopo la scoperta della maxi truffa sul falso olio italiano esportato in Giappone e Stati Uniti, ultima falla di un sistema da rifondare in toto.

In una nazione degna di tal nome leggeremmo di inasprimento delle pene, di controlli serrati sull’intera filiera, di nuove norme sull’etichettatura. Nell’Italia dei Renzi e delle Mogherini ci troviamo a commentare esattamente l’opposto. Il decreto legislativo che sarà presentato domani, infatti, depenalizza il reato di contraffazione nella commercializzazione dell’olio di oliva, intervenendo con sostanziali modifiche sul regolamento 29/2012. Dalla bozza presentata alla presidenza della Commissione, si evince l’annullamento de facto dell’articolo 517 quarter del Codice penale, il quale prevedeva la reclusione fino a due anni e una multa fino a 20mila euro per i colpevoli di frode. Il nuovo provvedimento diminuisce notevolmente la sanzione amministrativa, prevedendo multe variabili da 1600 a 9500 euro e, soprattutto, annulla l’intervento degli organi investigativi e l’operato delle procure.

La depenalizzazione del reato non è esplicita ma insita nell’incipit dell’articolo 4 (Designazione dell’origine), dove si legge “Salvo che il fatto non costituisca reato […]”. Secondo la Sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo, del 4 marzo 2014, “l’articolo 2 del Protocollo n. 7 vieta anche il «doppio giudizio» per gli stessi fatti. Un procedimento penale non può quindi essere aperto per gli stessi fatti oggetto di una decisione amministrativa definitivamente confermata dai tribunali e passata quindi in giudicato […]”. Se affianchiamo questa sentenza alla diminuzione delle multe, non avremo difficoltà a immaginare cosa accadrà qualora il decreto dovesse essere convertito in legge senza modifiche sostanziali. I truffatori potrebbero autodenunciarsi, pagare la multa per un massimo di 9500 euro senza il rischio di incorrere in ulteriori sanzioni o inchieste penali e incassare il provento delle loro contraffazioni, probabilmente nell’ordine dei milioni di euro.

Francesco Pezzuto

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