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Maria Elena Boschi con il fratello Emanuele, anch’egli coinvolto nelle vicende di Banca Etruria

Roma, 16 dic – Ci sono un ministro, un ex membro di consiglio di amministrazione e vari famigliari impiegati. Non è una barzelletta ma l’inizio della storia. La storia di una banca, di una famiglia, di un crac, di migliaia di risparmiatori finiti sul lastrico.

Succede che, dopo il decreto del governo e grazie anche ad alcune inchieste della magistratura, attorno a Banca Etruria sta venendo fuori di ogni. Dai conflitti di interessi alla vera e propria truffa organizzata a danno di ignari clienti, sui quali sono state riversate tutte le perdite di una gestione dissennata ma che si vorrebbe pure far passare per virtuosa.


In tutto ciò, spicca l’ingombrante presenza di Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, attualmente in capo al ministero delle riforme costituzionali, che di Banca Etruria per otto mesi è stato vicepresidente. Giusto il tempo di collezionare anche lui una delle tante ispezioni svolte da Banca d’Italia ma poi risoltesi, per evidente indolenza di via Nazionale, in un nulla di fatto. Mentre emerge, grazie ad una lettera pubblicata da Dagospia che rivela anche il ruolo della cognata della titolare del dicastero, l’immagine di “una famiglia radicata nella banca“, più che di “una banca radicata nel territorio”.

La bella Maria Elena continua a sostenere che suo padre è un brav’uomo. Nessuno ne dubita, ma il punto nemmeno interessa. Perché la questione, più che suo padre, riguarda lei. Lei che siede in quel consiglio dei ministri che, anche se ha avuto almeno l’accortezza di non presenziare alla seduta “incriminata”, ha varato il salvabanche,  decreto che ha evitato (per ora) il fallimento dell’Etruria e quindi, almeno potenzialmente, messo al riparo il paparino da conseguenze forse ben peggiori. Lei che, nel caso del coinvolgimento del figlio della Cancellieri nel caso Fonsai chiedeva a gran voce le dimissioni della titolare della guardasigilli ma adesso resta ben attaccata alla poltrona. All’epoca aveva anche avuto l’ardire di parlare di “fiducia nei confronti delle istituzioni”.

Provate per un attimo ad immaginare cosa sarebbe successo se il padre di una ministro qualunque – magari una di quelle nominate senza chissà che pedigree alle spalle, proprio come la Boschi – fosse stato coinvolto in un affare del genere. Girotondi, indignados all’italiana, popolo viola si sarebbero scatenati, forti della loro superiorità morale, culturale e chi più ne ha più ne metta. Nanni Moretti, oltre alle ridicole passeggiate avrebbe pure fatto un remake del Caimano. Ora non più. I tempi sono cambiati? Forse. Renzi alla Leopolda ha annunciato tronfio che la verità è sua alleata. E la verità è questa: decine di migliaia di truffati, centinaia di milioni di risparmi andati in fumo. Qualcosa di troppo banale e troppo terra terra per riesumare e mobilitare l’intellighenzia di sinistra.

Filippo Burla

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  1. Renzi e la Boschi si ostinano a non voler riferire ciò che sanno sugli affari bancari “di famiglia”……. il silenzio degli indecenti.

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