Roma, 22 ago – Alla disperata ricerca di gas, l’Italia farebbe bene a ricordarsi più spesso del suo fiore all’occhiello: Eni. A riprova delle straordinarie capacità dell’azienda tricolore, c’è l’annuncio odierno sulla “importante” scoperta di gas con il pozzo Cronos-1, nel Blocco 6, a circa 160 chilometri al largo di Cipro. Eni rende noto insomma di aver rinvenuto un enorme giacimento di gas nel Mar Mediterraneo e specifica che il blocco in questione è operato da Eni Cyprus con una quota del 50%. L’altro 50% è controllato dalla francese TotalEnergies.

Il maxi giacimento di gas scoperto da Eni: l’annuncio

Le stime preliminari, si legge nella nota di Eni che accompagna l’annuncio, “indicano circa 2,5 TCF (trilioni di piedi cubi) di gas in posto, con un significativo potenziale aggiuntivo che verrà valutato con un ulteriore pozzo esplorativo”. E ancora: “La scoperta di Cronos-1 – spiega l’azienda italiana – crea le condizioni per portare a sviluppo ulteriori potenziali volumi di gas nella regione e rappresenta una delle azioni conseguite da Eni a supporto della fornitura di ulteriore gas all’Europa. Questa scoperta conferma l’efficacia della strategia esplorativa di Eni, volta a creare valore attraverso la profonda conoscenza dei bacini geologici e l’applicazione di tecnologie geofisiche proprietarie. Eni è presente a Cipro dal 2013. La società opera i blocchi 2, 3, 6, 8 e 9, e detiene partecipazioni nei blocchi 7 e 11 operati da TotalEnergies”.

Cosa cambia con la scoperta Eni

Su alcune testate italiane già si parla di “via Mediterranea per l’addio alla Russia”. In realtà la via verso l’autonomia energetica, dell’Italia e più in generale dell’Europa, è ancora lunga per diversi motivi. Oltretutto, anche se volessimo trattare unicamente la questione del gas e la dipendenza dalla Russia, è presto per esultare perché della scoperta di Eni si sa ancora poco. Che sia eccezionale è indubbio, ma è difficile capire adesso quanto tempo occorrerà all’azienda italiana e alla Total per iniziare i necessari percorsi che porteranno all’estrazione e dunque al commercio del gas. Si dovranno appurare anche le eventuali difficoltà tecniche che potrebbero prospettarsi, sempre dietro l’angolo in questi casi. Vi è poi un problema di natura politica, se consideriamo che il controllo delle acque intorno a Cipro è ambito anche dalla Turchia di Erdogan. Il “sultano” difficilmente eviterà di mettere bocca sulla questione.

Alessandro Della Guglia

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