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Iva Def Padoan Roma, 17 apr – Dare con la destra e togliere con la sinistra, riuscendo così a fare un favore (propagandistico) ad alcuni ma, in compenso, togliendo a tutti. E’ questo lo schema che, fra ipotesi di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro da un lato ed aumento dell’Iva dall’altro, è allo studio del governo. Un’ipotesi, quella contenuta nel Def, che litiga con difficili equilibrismi e, facendo a botte con il principio dei vasi comunicanti, secondo il ministro Padoan dovrebbe garantire una maggior spinta all’economia italiana.



“Non tutte le tasse sono uguali, hanno sulla crescita un effetto diverso”, spiega in un’intervista al Messaggero il titolare del ministero dell’Economia, difendendo quello che definisce un vero e proprio “scambio” fra ritocco all’insù dell’Iva dal 10 al 13% e dal 22 al 25% – come previsto nelle tabelle allegate al Def nel caso in cui l’esecutivo non riuscisse (e probabilmente non riuscirà) a trovare i 19 miliardi necessari a disattivare le clausole di salvaguardia, eredità lasciata dallo stesso Padoan durante il mandato di Renzi – e riduzione delle imposte che gravano sulle buste paga. Non che la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro non sia una necessità, visti anche gli ultimi dati che ci collocano agli ultimi posti in europa in termini di distanza fra salario lordo e netto. Se però in cambio la scure del fisco deve calare sull’Iva, allora siamo punto e a caso. Da una parte, infatti, per i lavoratori dipendenti vi sarà un maggior reddito disponibile, dall’altra l’aumento dell’Iva toccherà invece tutti, indistintamente.

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“Questa operazione – denuncia la Cgia di Mestre – non sarebbe a somma zero. Se a seguito di un’eventuale riduzione del costo del lavoro i vantaggi economici ricadrebbero su imprese e/o lavoratori dipendenti, il rincaro dell’Iva, invece, lo pagherebbero tutti. In particolar modo i più deboli, come i disoccupati, gli inattivi e i pensionati che, invece, dal taglio delle tasse sul lavoro non beneficerebbero, almeno direttamente, di alcun vantaggio

Chi ci guadagna, allora? Lo scambio fra Iva e cuneo fiscale sul lavoro, ammette candidamente Padoan, è “una forma di svalutazione interna che beneficia le imprese esportatrici, che sono anche le più competitive”. Altro che incentivare la domanda interna, l’obiettivo non tanto nascosto è semmai quella di comprimerla ancora di più (l’aumento dell’Iva va in questa direzione) per compensare la rigidità del cambio valutario, seguendo la falsariga tracciata da Monti. E che ci ha già lasciato senza crescita, con maggiore disoccupazione e un debito in continua ascesa.

Filippo Burla

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