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Grecia prelievo forzosoAtene, 21 apr – L’esecutivo greco ha varato un decreto che costringe enti locali ed istituti di previdenza a versare le proprie disponibilità di cassa su un conto presso la banca centrale. Il trasferimento ha l’obiettivo di rafforzare le riserve in contanti del governo. Il decreto è stato dettato, spiegano fonti del governo stesso, da “necessità estremamente urgenti e impreviste“.

Secondo le prime stime, la misura dovrebbe permettere di raccogliere il necessario per pagare stipendi pubblici e pensioni alla fine del mese, per i quali servono almeno 1.5 miliardi. Al momento nelle casse di Atene restano circa due miliardi, ai quali si aggiungerebbero, secondo le prime stime, fra i due e i due miliardi e mezzo dal prelievo coatto. Quanto basta per evitare il default, che altrimenti sarebbe stato imminente.

Sarà sufficiente procrastinare l’agonia? Entro fine maggio, suddivise in due scaglioni, la Grecia è attesa al pagamento di quasi un miliardo da versare al Fondo monetario internazionale. Esclusa la possibilità di ottenere dilazioni nel pagamenti (equivalente ad un fallimento mascherato), l’unica strada per ora sembra quella di raschiare il fondo del barile alla disperata ricerca delle somme richieste.

Altre strade percorribili, al momento, sono solo due.

La prima è quella che vede Tsipras accettare la richiesta/imposizione di non abbandonare l’austerity, come previsto dal piano elaborato con il Brussels Group (nuovo nome della vecchia Troika) che tuttavia è ancora in alto mare, sul quale si sta in sostanza prendendo tempo per decidere il da farsi. Si tratterebbe di una capitolazione su tutta la linea, visto che -a parte qualche misura edulcorata- il governo Syriza sconfesserebbe tutte le promesse con le quali ha conquistato la quasi maggioranza dei seggi al parlamento ellenico.

La seconda vede un maggiore avvicinamento alla Russia. Tsipras ha assicurato di non aver chiesto aiuto finanziario a Mosca, ma non è escluso che questo possa arrivare in misura surrettizia. Lo schema prevederebbe la partecipazione di Atene al Turkish Stream, il gasdotto che è candidato a sostituire l’ormai affossato South Stream, ottenendo una manciata di miliardi come anticipo sui diritti di transito del gas. Si tratta di una strada ardita e difficilmente percorribile: il Turkish Stream non è ancora una realtà, e per addivenire all’effettivo versamento degli anticipi potrebbero volerci anni. Le lancette delle finanze greche sono invece, al momento, tarate sull’ordine dei mesi se non addirittura delle settimane di autonomia.

Filippo Burla

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