Roma, 18 mar – Siamo in un’economia di guerra e servono misure di guerra: l’Ue sblocca 200mila ettari in Italia per coltivare grano e altri cereali, ormai con prezzi alle stelle per via della crisi ucraina. Ma Coldiretti avverte che “i fondi non bastano”.

Coldiretti: “Bene 200mila ettari sbloccati da Ue in Italia per coltivazione grano”

“Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue possono essere recuperati in Italia alla coltivazione 200mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione necessari per ridurre la dipendenza dall’estero”. Lo spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Il quale accoglie positivamente le dichiarazioni del Commissario Ue Janusz Wojciechowski sulla deroga agli obblighi Pac sui terreni “a riposo” come richiesto dalla Coldiretti.

“Insufficienti i fondi da 500 milioni, a Italia solo 50”

Ma sul fronte dei fondi Ue non ci siamo, fa presente Coldiretti. E’ “insufficiente l’annunciato impiego della riserva di crisi da 500 milioni della Pac, più il cofinanziamento di misure di emergenza extra da un miliardo”. Questo perché – chiarisce sempre Prandini – “si tratta in realtà di appena 50 milioni di euro destinati all’Italia che sono assolutamente inadeguati a dare risposte concrete alle difficoltà che stanno subendo aziende agricole e della pesca e gli allevamenti. Costretti ad affrontare aumenti insostenibili di energia, mangimi, concimi”.

Prandini: “Finora per crisi globale fatto più Italia che Ue”

Prandini dunque lancia l’allarme: “Per affrontare la crisi globale del settore ha fatto fino ad ora più l’Italia che l’Unione europea“. A livello comunitario servono più coraggio e risorse – sottolinea il numero uno di Coldiretti – per raggiungere l’obiettivo fissato dai capi di Stato a Versailles. Ossia “migliorare la nostra sicurezza alimentare riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi, in particolare aumentando la produzione di proteine vegetali dell’Ue”. Con l’invito alla “Commissione a presentare quanto prima opzioni per affrontare l’aumento dei prezzi alimentari e la questione della sicurezza alimentare globale”.

“Dobbiamo ridurre dipendenza dall’estero”

Un impegno che – fa presente Prandini – ridurrebbe sensibilmente anche in Italia la dipendenza dall’estero. Da dove arriva circa la metà del mais necessario all’alimentazione del bestiame il 35% del grano duro per la produzione di pasta e il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali. “L’Italia oggi è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti per anni agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque”.

Questo perché, secondo la Coldiretti, “la politica ha lasciato campo libero a quelle industrie che per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, approfittando dei bassi prezzi degli ultimi decenni, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale”.

Ludovica Colli

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1 commento

  1. Decentralizzare anche nella gestione del suolo italico, dare la terra italica a molti più italiani produttivi per sé e per lo scambio con gli altri…

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