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Alexis Tsipras da una parte minacciato dalla sua stessa maggioranza e dall’altra con il serio problema di liquidità che sta attraversando la Grecia

Atene, 5 giu –  La Grecia rifiuta la proposta dei creditori europei e non paga la prima delle scadenze sui rimborsi al Fondo Monetario Internazionale. Ma se sulla seconda opzione permane un margine di normalità, visto che la procedura è del tutto ammessa per regolamento, anche se esiste un solo precedente storico, sulla prima, quella del gran rifiuto, si addensano le nubi più minacciose.



Lo stesso primo ministro Alexis Tsipras aveva più volte rassicurato i partners europei sull’affidabilità dello stato greco che evidentemente in questo contesto tanto affidabile non appare nonostante l’avvio del programma di tagli e riforme liberiste imposte dalla Troika. Riforme che tabelle alla mano dovrebbero produrre risultati che tardano viceversa ad arrivare. Il governo greco resta invece alle promesse per quel che concerne la richiesta di innalzamento dell’età pensionabile (i suggerimenti economici di Bce, Fmi e Ue sono sempre gli stessi, dall’Irlanda alla Grecia, dalla Lituania all’Italia), così come resta ancora ferma sul tavolo dell’esecutivo Tsipras la revisione di gran parte della politica fiscale e l’invito a mettere mano alla riforma delle professioni.

Alla luce di quanto sopra esposto appare sempre più difficile il negoziato tra la Grecia e i suoi creditori dal momento che lo stesso Tsipras non solo ha rifiutato l’accordo avanzato dalle istituzioni europee, ma ha anche confermato che il piano in questione non può essere considerato nemmeno come una base per futuri accordi dal momento che oltrepassa, nelle sue richieste, quelle famose linee di demarcazione che Atene aveva poste come invalicabili. Opinione condivisa anche dal ministro delle finanze Yanis Varoufakis secondo il quale accettando tali proposte la nazione ellenica vedrebbe aumentati la povertà e cancellati i minimi progressi economici registrati.

I creditori chiedono ad Atene risparmi sulle pensioni per un punto di pil, ossia di quasi 2 miliardi di euro, di cui 800 milioni riguardanti anche gli assegni più bassi. Il governo greco non è disposto a negoziare sul punto, così come non cede sull’aumento dell’Iva al 23%, che riguarderebbe anche le bollette della luce. Infine, la flessibilità del lavoro invocata da Bruxelles non è stata accettata.

L’ala più estrema di Syriza chiede di non rimborsare più alcunché all’Fmi e di non accettare un accordo contrario agli impegni salienti in campagna elettorale, minacciando altrimenti di chiedere le elezioni anticipate.

Alexis Tsipras si trova così tra le strette di un esecutivo recalcitrante da un lato e con il cappio al collo dei creditori dall’altro. Lo scetticismo sul raggiungimento entro giugno di un accordo sale di ora in ora. Preoccupano, in particolare, i 6,7 miliardi di euro dovuti dalla Grecia alla Bce tra luglio e agosto e che non potrebbero essere rimborsati senza aiuti esterni. Per questo, l’Eurogruppo potrebbe estendere per la terza volta in pochi mesi il programma, stanziando un anticipo degli aiuti, consentendo alla Grecia di pagare i creditori con il loro stesso denaro. Proroga che non piace in Germania dove gran parte dei conservatori del partito della cancelliera Merkel si mostra stanco di questo continuo teatrino del negoziato.

Giuseppe Maneggio

 

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