Roma, 8 apr – Non solo gas o bollette, gli effetti della guerra in Ucraina si fa sentire anche sui beni alimentari. Una situazione che non riguarda solamente il carrello degli italiani, ma che colpisce un po’ tutto il mondo.

Boom dei beni alimentari: i dati FAO

Con l’inizio del conflitto, le quotazioni delle materie prime alimentari sono salite a livello mondiale del 12,6% in un solo mese. Per capire meglio la portata di questi numeri, ricordiamo che è l’incremento più elevato mai registrato da quando sono iniziate le rilevazioni di questo tipo nel 1990. Questo stando a quanto riferisce l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Quest’ultima, infatti, elabora mensilmente un Indice dei prezzi dei prodotti alimentari di base tenendo conto di vari fattori. Per il mese di marzo di quest’anno l’Indice si è attestato su una media di 159,3. Ciò equivale ad un aumento del 12,6% rispetto a febbraio 2022 e del 33,6% rispetto a marzo 2021.

Più nel dettaglio, i prezzi internazionali di oli vegetali, cereali e carne hanno fatto registrare il massimo di sempre. Il costo degli oli vegetali è cresciuto del 23,2%, quello dei cereali del 17,1%, e quello della carne del 4,8% rispetto al mese di febbraio. In forte aumento anche zucchero e lattiero caseario, rispettivamente del 6,7% e del 2,6%.

L’importanza di Russia e Ucraina

Una situazione preoccupante che potrebbe peggiorare con l’andare avanti del conflitto. Senza la fine della guerra le semine primaverili di cereali in Ucraina rischiano di vedersi dimezzate. Da una superficie di 15 milioni di ettari coltivati si potrebbe passare ad una di soli 7 milioni. A ciò si aggiunge l’incognita delle spedizioni dai porti del Mar Nero, per ora bloccate dalla Russia.

Una perdita che ha un peso enorme sull’economia di tutto il mondo. Infatti, Ucraina e Russia controllano circa il 28% degli scambi internazionali del grano mondiale, 16% su quello degli scambi di mais per l’alimentazione degli animali negli allevamenti, e addirittura il 65% sugli oli di girasole.

Tutto questo ha ripercussioni sul nostro Paese e sulle strategie adottate nel settore agricolo. L’Italia è fortemente dipendente dall’estero per il proprio fabbisogno alimentare, rimanendo in balia della volatilità e dei cambiamenti del mercato. Una tendenza che si è aggravata negli ultimi anni, a tal punto che in appena 25 anni l’Italia ha perso circa un quarto della propria superficie coltivabile.

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