esodatiRoma, 10 set – Prima li aveva creati, grazie ad una geniale intuizione dell’allora ministro del Lavoro Elsa Fornero. Ora, come se non bastasse averli tenuti in un limbo, li scippa pure. E così, il governo utilizza gli esodati (e le pensioni) come un bancomat cui attingere, al pari della sanità.

Non c’è pace per gli esodati, la categoria figlia della riforma dell’esecutivo Monti. Si tratta, com’è noto, di quei disoccupati a causa di crisi e ristrutturazioni aziendali, a seguito delle quali si era aperto uno spiraglio di “accompagnamento” verso la pensione per chi fosse vicino alla maturazione dei requisiti. Elsa Fornero aveva però deciso di allungare i termini per l’età pensionabile, spiazzando di fatto decine e decine di migliaia di lavoratori.

Da allora si sono susseguiti numerosi interventi di salvaguardia, per i quali sono stati stanziati 12 miliardi. I meccanismi della spesa pubblica non sono però gli stessi della stesa privata. Lo stanziamento è il primo passaggio, con il quale si mettono a disposizione le cifre. Seguono poi l’impegno – quando si ha la concreta possibilità di concludere un contratto o la spesa effettiva – e, in ultimo, il pagamento. Questi passaggi possono richiedere anche dei mesi. Risulta quindi fisiologico che, spesso, vi siano discrasie temporali fra momento dello stanziamento e momento dell’impegno e della successiva spesa effettiva. Questa eventualità si è verificata anche nel caso degli esodati, con uno scarto positivo di circa 500 milioni. Cifre che il ministero dell’Economia vorrebbe adesso riprendersi. Cifre che però non sono “non spese”, bensì previste ma ancora non impegnate.

Uno scippo in piena regola contro il quale si è scagliato Cesare Damiano, in quota Pd ma da tempo – specie sui temi del lavoro- in rotta con l’esecutivo. Secondo l’esponente democratico, le cifre rimaste non vanno stralciate ma “riprogrammate” per garantire tutela a quei 26mila lavoratori che ancora si trovano fra l’incudine e il martello. E per i quali non è detto che si possa poi pensare ad un nuovo stanziamento: una volta che le risorse sono tolte, per poter essere riassegnate è necessario un nuovo passaggio. Che in tempi di magre finanze pubbliche ed obiettivi europei da seguire pedissequamente, non è per nulla scontato.

Filippo Burla

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Commenti

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1 commento

  1. Con le nuove leggi sul lavoro saranno migliaia i lavoratori tra i 55 e i 67 anni che finiranno sotto un ponte, anche perchè ovviamente chi si tiene o prende un operaio di più di 60 anni che rischia di morirti di infarto per le fatiche da un momento all’altro.
    Anche perchè le imprese pretendono da un sessantenne lo stesso livello produttivo di un ventenne, altrimenti: ARIA ! questo è il liberalcapitalismo!

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