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Taranto, 11 dic – L’altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto va spento. Lo ha stabilito il giudice Francesco Maccagnano del Tribunale di Taranto che ha rigettato l’istanza presentata dai commissari straordinari lo scorso 25 novembre di concedere la proroga della facoltà d’uso dell’impianto sottoposto a sequestro preventivo. Dunque l’altoforno in cui nel 2015 perse la vita l’operaio Alessandro Morricella deve essere fermato. Nonostante il parere positivo della Procura di Taranto, secondo il magistrato i dati “impongono di ritenere che i rischi cui sono attualmente sottoposti i soggetti operanti presso il piano di colata dell’Afo 2 siano ancora apprezzabilmente alti”.

Sindacati in allarme: “Così si rischia la chiusura dello stabilimento”

La decisione del giudice Maccagnano allarma i sindacati, già sul piede di guerra contro il piano di esuberi presentato da ArcelorMittal. “Con la fermata dell’altoforno 2 all’ex Ilva di Taranto si prefigurano scenari preoccupanti che potrebbero portare fino alla chiusura dello stabilimento e alla fermata degli altri siti italiani del gruppo“. Lo fa presente il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, secondo cui “questa decisione potrà inasprire il contenzioso tra ArcelorMittal e lo Stato italiano“. “I lavoratori dell’Ilva, dopo 32 ore di sciopero e una grande manifestazione a Roma – sottolinea Palombella – non sono nemmeno riusciti a tornare a casa e trasmettere alle proprie famiglie un po’ di fiducia, che è arrivata la doccia gelata della decisione del giudice di rigettare l’istanza dei commissari sulla continuità di marcia dell’altoforno 2″. “Non voglio giudicare la decisione del giudice – precisa il leader Uilm – ma ritengo che questa situazione sia l’ultimo tassello di una trattativa sempre più in salita, che vede allontanarsi una soluzione che vada nella direzione della tutela della salute, della salvaguardia dell’ambiente, della garanzia dei livelli occupazionale e della continuità produttiva”.

Furlan: “L’Italia rischia di scomparire dalla produzione di acciaio”

“Ci sono 300 mila posti di lavoro a rischio con le vertenze in atto. Nel caso dell’Ilva di Taranto, il nostro Paese corre il rischio di scomparire dalla produzione di acciaio che lo ha sempre visto ai primi posti al mondo“. E’ l’allarme lanciato dal segretario nazionale della Cisl, Annamaria Furlan. “La produzione di acciaio – ha detto Annamaria Furlan – è un settore importante e strategico per l’economia nazionale, quindi non permetteremo che sparisca. Io spero che il governo venga con delle proposte che creino delle condizioni per chiudere le crisi industriali tutt’ora aperte. Fino ad ora non l’ha fatto, anzi nel caso specifico dell’Ilva abbiamo assistito ad un dibattito sullo scudo penale, che prima entrava poi usciva, e nel frattempo la società privata, con un cinismo unico, ha dichiarato oltre 6 mila esuberi. Loro litigano e sul tavolo rimangono i licenziamenti“.

Spegnimento programmato per venerdì 13 dicembre

Nei prossimi giorni, quindi, dovrebbero partire le operazioni di spegnimento dell’impianto, programmato per venerdì 13 dicembre, anche se è chiaro che i commissari presenteranno ricorso al tribunale del Riesame. L’eventuale spegnimento di Afo2 costringerebbe la fabbrica a “marciare” solo con gli Altiforni 1 e 4 e non si esclude che potrebbe crescere il numero di lavoratori in cassa integrazione.

Adolfo Spezzaferro

4 Commenti

  1. Sindacati in allarme? Ma è una cosa ridicola! Gli stessi sindacati che vanno a pranzi e cene con Monti e che hanno punti informativi in nord Africa e distribuiscono materiale su come bivaccare in Italia sfruttando noi cittadini? Non ci credo…

  2. Sono sempre più dell’idea di un uomo forte al comando.Fino a ieri pensavo fosse folle idea.
    Ma se riflettiamo sul fatto che questo disgraziato paese ha avuto per di più governi deboli,incapaci di durare una intera legislatura,partiti con più correnti in lotta fra di essi,che hanno portato a governi tecnici.

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