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Pil industria lavoroRoma, 23 lug – L’industria italiana frena, così anche il commercio. Sono dati non positivi quelli relativi al mese di maggio, che confermano il deciso rallentamento della dinamica economica e si affiancano alle previsioni di Confindustria che, dopo governo e Banca d’Italia, ha tagliato di quasi metà le stime di crescita del Pil.

Ciò che preoccupa maggiormente è una combinazione di fattori: a maggio, infatti, non cala solo il fatturato ma anche gli ordinativi, dando così corpo alle previsioni sulla difficoltà di tenuta dell’economia italiana in riferimento alla presunta ripresa (meglio: ripresina, comunque non crescita) che il governo si affanna a propagandare. “A maggio, rispetto al mese precedente, nell’industria si rileva una flessione sia del fatturato (-1,1%), sia degli ordinativi (-2,8%)”, spiega infatti l’Istat, evidenziando che le difficoltà sono equamente distribuite fra Italia ed oltreconfine: “La diminuzione del fatturato – si legge nella nota – mostra andamenti simili sia sul mercato interno (-1,1%) sia su quello estero (-1,2%)”. In altre parole: assodata ormai, dato il calo dei redditi disponibili causa austerità, l’impotenza del mercato interno, se anche quello estero si contrae viene a mancare una delle valvole di sfogo che ancora potevamo sfruttare per superare la crisi di domanda.

Estendendo l’orizzonte ad un raggio più ampio, su base annuale gli indicatori assumono toni se possibile anche peggiori: “Corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale registra un calo in termini tendenziali del 2,7%, con una riduzione del 2,5% sul mercato interno e del 3,0% su quello estero”, mentre l’indice degli ordinativi “nel confronto con il mese di maggio 2015 segna un calo del 4,2%”.

Filippo Burla

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