La Spagna chiude alla possibilità che Deoleo possa essere ceduta a investitori italiani. Peccato che il gruppo spagnolo controlli ben 5 marchi nostrani dell’olio. Governo e opposizioni uniti contro il “nemico” italiano.

Madrid, 7 apr – Può l’anti-italianità riuscire a mettere d’accordo governo e opposizioni di un’intera nazione? E’ quanto sta accadendo in questi giorni in Spagna, dove la maggioranza guidata da Rajoy e tutti i partiti di opposizione sono uniti più che mai nel difendere la “spagnolità” della grande azienda produttrice di olio Deoleo che possiede, tra gli altri, ben cinque marchi italiani: Carapelli, Bertolli, Sasso, San Giorgio e Montolivo.



Succede che Bankia, CaixaBank, Kutxabank e la finanziaria Mare Nostrum, azionisti di questo grande gruppo, hanno deciso di mettere sul mercato le loro quote pari al 31,4% del capitale di Deoleo. Alla porta hanno bussato immediatamente alcuni investitori, come il fondo americano Bunge, Carlyle, Cvc, la francese Pai Partners, Rhone Group e il Fondo strategico italiano, controllato da Cassa Depositi e Prestiti. L’acquisto dell’intera quota implica l’obbligo di lanciare un’Opa anche sul capitale rimanente.

Ma stampa e politica iberica si sono schierati in difesa di Deoleo caldeggiando che essa resti in mani spagnole e contro, in particolare, il possibile ingresso degli italiani nel settore oleario nazionale. El Pais, quotidiano vicino all’area socialista, è arrivato addirittura a chiedere una mobilitazione per impedire che gli italiani si approprino del marchio Deoleo. Un altro quotidiano, El Mundo, metteva l’accento sulla fredda accoglienza che il premier Mariano Rajoy ha riservato all’investitore italiano. Mentre Ignacio Garcia, vice presidente del parlamento dell’Andalusia ha fatto appello alle banche salvate con i soldi pubblici affinchè si adoperino per non cedere al “nemico” il gruppo spagnolo. Ma il vero corifeo è stato il ministro dell’agricoltura, Arias Canete, che ha rassicurato che “Deoleo sarà blindata”.

Strano atteggiamento quello spagnolo: vede i suoi investitori entrare liberamente in Italia – si pensi tra gli altri al caso Telecom, con il gruppo spagnolo Telefonica che da anni blocca qualsivoglia processo di rilancio dell’ex monopolista controllando la compagnia italiana con solo il 15% delle quote – ma si oppone in maniera protezionistica quando sono gli investitori italiani a dover fare acquisti in terra di Spagna.

Staremo a vedere come reagirà l’Ue in questo caso. Per adesso non si muove foglia e non sarebbe la prima volta che da Bruxelles fanno finta di nulla, ignorando la chiusura di un paese verso investitori italiani. L’Italia è sempre stata prontamente bacchettata pur avendo da anni aperto il suo mercato in modo incondizionato agli investitori stranieri. Ma quest’Europa sinceramente si sta tramutando sempre più in una colossale presa in giro per pochi paesi, tra cui l’Italia, costretti a rispettare delle regole a cui altri non sono tenuti a tener fede.

Giuseppe Maneggio

 

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