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Marcianise (Ce), 27 mag – Jabil, multinazionale americana dell’elettronica, il 25 maggio ha annunciato il licenziamento di 190 dipendenti. Questa decisione non è andata giù né alle parti sociali né al governo, che ha convocato l’azienda per impedire quanto era deciso. Il braccio di ferro dopo tre giorni di trattative si è concluso con un nulla di fatto: la multinazionale ha abbandonato il tavolo di confronto. Un brutto colpo per il ministro del lavoro Nunzia Catalfo e per il sottosegretario Todde. Questi ultimi tuttavia hanno chiesto un incontro con gli americani. Nei prossimi gironi vedremo se saranno accontentati ma intanto prendiamo atto che il divieto di licenziamento imposto dal governo finora non è servito.

Le “giustificazioni” di Jabil

La scelta dell’azienda di St. Petersburg non è affatto legata alla pandemia da coronavirus. Gli statunitensi volevano smantellare lo stabilimento campano da quasi un anno. Nel giugno del 2019 Jabil aveva annunciato 350 esuberi su un totale di 700 lavoratori. In primis hanno provato con le buone e hanno concluso la loro “mission” con un licenziamento collettivo.

Per la dirigenza l’azienda non poteva fare diversamente: “Da diversi anni a questa parte – si legge in una nota – il sito Jabil di Marcianise si è dovuto confrontare con un contesto economico sfidante, volumi in calo e risorse sotto-utilizzate”. Il colosso dell’elettronica, però, era pronto a cercare delle soluzioni non traumatiche. Sempre nella stessa nota la società sottolinea “il continuo confronto con le organizzazioni sindacali e con gli stakeholder, sia locali sia nazionali, a un programma di outplacement volontario per offrire ai dipendenti un’opportunità di reimpiego in altre imprese locali, interessate ad assumere i dipendenti di Jabil. Queste aziende, che hanno partecipato al programma di reimpiego, hanno fatto richiesta di un numero di lavoratori maggiore rispetto ai dipendenti di Jabil in esubero”.

Nessun “esodo” a Marcianise

E se questo non bastasse ricordiamo che “Jabil ha reso inoltre disponibili significative risorse economiche sia per i dipendenti, come incentivi all’esodo, sia per le aziende che assumeranno i dipendenti di Jabil, a supporto dei loro business plan. Tutto ciò è stato fatto con l’intento di agevolare il più possibile il processo di ristrutturazione e favorire un esito positivo per tutti”.

Perché, dunque, preoccuparsi tanto se a Marcianise gli imprenditori facevano la fila per assumere i dipendenti della multinazionale Usa? La risposta è semplice: i campani difficilmente si fanno prendere in giro. Leggendo la nota l’azienda stessa conferma quanto appena detto: “Nonostante questi sforzi e il continuo impegno di Jabil, a oggi si registra purtroppo un risultato deludente sulle adesioni al reimpiego, nonostante le numerose proposte ricevute, che non ci consente di risolvere il problema”. Finora non si registra nessun esodo a Marcianise. I lavoratori campani sono pronti a fare le barricate pur di evitare il licenziamento.

Le armi spuntate del governo

Anche il governo, come abbiamo già detto, non ha mandato giù il boccone amaro e si appella proprio alla decretazione d’urgenza fatta ai tempi del coronavirus. Il ministro Catalfo sostiene che il provvedimento sia illegittimo alla luce dell’articolo 46 del decreto Cura Italia che ha vietato i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per sessanta giorni. Il successivo decreto Rilancio ha esteso la tutela fino a cinque mesi. In quest’ultimo provvedimento c’è però un bug, per usare un termine caro ai grillini. Come ha sottolineato Franco Bechis in un articolo su Il Tempo, infatti, “Il Dl 34/2020 è entrato in vigore in ritardo”. Per questo motivo ogni azienda ha avuto a disposizione una finestra (il 18 maggio) per poter procedere ai licenziamenti. Nel nostro caso le lettere di licenziamento sono datate 21 maggio. Speriamo ci sia un lieto fine ma non possiamo fare a meno di sottolineare l’inaffidabilità e l’incompetenza del ministro pentastellato. E se finora la situazione è stata critica nei prossimi mesi rischia di essere drammatica. Chi non ha saputo gestire una vertenza di 190 dipendenti difficilmente ne potrà gestire bene 150.

A gennaio, infatti, quello era il numero dei tavoli aperti al ministero dello Sviluppo economico, con una platea di 250mila addetti coinvolti, praticamente in tutti i settori produttivi, dalla siderurgia alla grande distribuzione, passando per il trasporto aereo. Pensiamo a Whirpool, Embraco, Bekaert, Blutec, ArcelorMittal. Senza contare tutte le partite iva che sono rimaste senza reddito e non possono contare su strumenti di sostegno al reddito. Aver affidato le leve del comando a Di Maio e agli altri epigoni di Beppe Grillo di certo non ci aiuterà ad uscire da questo tunnel.

Salvatore Recupero

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