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padoan-e-renzi-in-senato-reutersRoma, 21 dic – Analizzando i provvedimenti approvati nel maxiemendamento che dà il via libera alla legge di stabilità 2015, si ha la sensazione di stare di fronte ad un perfetto caos organizzato.

Da un lato sono 16 i miliardi di tagli previsti dal Governo, molti dei quali andranno a colpire direttamente le Regioni e dunque i servizi al cittadino, a partire dalla sanità; dall’altro più di 6 quelli messi a copertura di interventi a favore delle imprese (taglio irap e deducibilità costo del lavoro sui nuovi assunti). Da una parte, viene scongiurato il maxi aumento al 6 per mille del binomio Tasi-Imu (che resterà al livello del 2014 mettendo in difficoltà i conti dei Comuni); dall’altra, viene sancito un aumento vertiginoso (dall’11% al 20% e dal 20 al 26%), sui rendimenti dei fondi pensione e delle casse di previdenza. Ancora, il Tfr potrà essere diluito in busta paga, ma subirà così la stessa pressione fiscale del salario lavorativo.

Dunque, una legge di stabilità che assomiglia al gioco delle tre carte? Più che altro, mettendo assieme quest’ultimo maxiemendamento e il Jobs Act, si ha la certezza di un programma economico che Renzi e Padoan sembrano aver direttamente modellato sulle richieste di Confindustria ed Ue: taglio della spesa sociale, tassazione di rendite e patrimoni, abbassamento della fiscalità per le grandi imprese, precarietà e abbassamento dei costi del lavoro sul fronte del mercato del lavoro. Basterà la vecchia ricetta liberista per creare nuova produttività e nuovi posti di lavoro? Seppur ammantata di nuovismo, in fondo, questa finanziaria non si scosta di molto dalle terapie imposte agli Italiani negli ultimi vent’anni.

A corollario di tutto ciò, alcuni provvedimenti destinati a far discutere: il ritorno del bonus bebè (1000 euro l’anno per ogni nuovo nato su base Isee), sul quale non è mai stata chiara la platea di destinazione in termini di Ius Soli e Ius Sanguinis, con tutto quel che tale decisione prevede, visti i tassi di natalità di Italiani ed immigrati; lo stanziamento di 200 milioni di euro per l’accoglienza di nuovi stranieri richiedenti asilo, già denunciata da Matteo Salvini.

Giacomo Petrella