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L’eredità lasciata da Renzi: un italiano su quattro a rischio povertà

by Roberto Derta
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povertàRoma, 6 dic – Un quarto degli italiani è a rischio indigenza. Lo si legge in un rapporto dell’Istat, in cui si dice che il 28,7% delle persone residenti in Italia, nel 2015, è “a rischio di povertà o esclusione sociale”. In totale, si tratta di 17 milioni 469 mila persone. È di una quota, scrive l’Istituto, “sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%)”.

Resta invariata anche la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%). Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 “ancora lontani”. Entro il 2020, infatti, l’Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. Oggi la popolazione esposta è invece “superiore di 4 milioni 587 mila unità rispetto al target previsto”. Inoltre, quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno risulta a rischio povertà o esclusione sociale. Lo stima l’Istat calcolando che nel 2015 la percentuale di esposizione nell’Italia meridionale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%. “I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati – spiega l’Istat – in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)”.

Roberto Derta

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Giuseppe 7 Dicembre 2016 - 4:19

La cosa bella è che questo maledetto adesso se ne andato non come colui che ha gravemente danneggiato le politiche del lavoro col Jobs Act o col tentativo di deformare la Costituzione con la riforma Boschi. Per moltissimi questo se ne va come colui che ha cercato di ridurre i costi della politica, superare il bicameralismo perfetto ed eliminare gli enti pubblici inutili portandosi la stima di moltissimi italiani.

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adriano calabrese 7 Dicembre 2016 - 8:34

Si ma quegli alcuni sono solo i suoi sostenitori, l’80 % degli italiani se lo ricorda per aver stracciato la carta del lavoro e per aver favorito il potere bancario.

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