Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 18 giu – L’immagine plastica che rappresenta al meglio l’inettitudine di questo governo vi “sfreccia” davanti ogni giorno, come un oggetto alieno il cui senso appare indecifrabile. E’ il monopattino, nuova moda spuntata all’improvviso e incentivata a suon di bonus di Stato. Sì perché di fronte a disoccupazione galoppante, cassa integrazione invisibile e generale crisi economica che attanaglia gli italiani, la fantozziana logica giallofucsia ha deciso di puntare sulla soluzione ecologica per gli spostamenti. Eppure, il cauto ottimismo di qualche moderato cittadino, suggerisce che tutto sommato l’acquisto scontato (a posteriori e ancora tutto da vedere) di questo mini-veicolo a due ruote è meglio di niente, perché così l’economia italiana un minimo inizia “a girare”.

Chi produce i monopattini?

A ben vedere, fossimo anche noi ormai del tutto assuefatti a certe idiozie, potremmo pure accettare questo ragionamento. Peccato però che i soldi spesi per l’acquisto dei monopattini finiscano in tasche cinesi e americane. Già, difatti a produrre la gran parte di questi mirabolanti veicoli non sono affatto aziende tricolori. Come sottolineato in un’inchiesta dell’Agi, i modelli che vanno per la maggiore sono questi: Xiaomi, Segway, Hudora, Nilox, Nito e Vivobike. Per l’esattezza il 39% del mercato italiano, stando a quanto riferito da Confartigianato, è detenuto da Xiaomi. Il nome non inganna, si tratta di un’azienda cinese. E gli altri marchi principali? Segway è un’azienda americana, o meglio era perché dal 2015 è di proprietà della società cinese Ninebot. Hudora invece è un brand tedesco.

E i marchi italiani?

Nilox, Nito e Vivobike sono invece italiani. Dunque una fetta di mercato se la ritagliano anche le aziende di casa nostra? Sì e no, perché come spiegato da Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto, in realtà “Nilox, Nito e Vivobike si presentano come marchi Made in Italy ma, a onor del vero, curano solo progettazione e distribuzione”. Questo perché “in Italia non esiste un impianto di produzione dei monopattini”. Dunque, come si può facilmente dedurre e come osservato dallo stesso Bonomo, “c’è il rischio concreto” che la maggior parte del bonus monopattini vada “ad agevolare quanto prodotto in Cina”. Più che un rischio sembra in realtà un dato di fatto, visto che grazie agli incentivi promessi e la spinta del governo verso “il cambio di abitudini” negli spostamenti, sempre più italiani stanno optando per l’utilizzo di questo mezzo di trasporto. In effetti, ci mancava proprio un bel prodotto made in China. Chi l’aveva mai visto?

Alessandro Della Guglia

4 Commenti

  1. Io vedo comunque il monopattino elettrico come il classico giocattolo per coglioni, un “mezzo di trasporto” assolutamente degno di sardine, piddini e pentastronzati…
    🐟~~~~~~~~~~

Commenta