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Siena, 8 nov –  Per Mps il 2020 rischia di essere un altro annus horribilis. Il Monte dei Paschi ha perso nei primi nove mesi dell’anno 1,5 miliardi di euro. Una situazione disastrosa che danneggia tutti gli italiani. Ricordiamo, infatti, che l’azionista di maggioranza del gruppo è lo Stato italiano (il ministero dell’Economia e delle finanze detiene, complessivamente, il 68,2% del capitale sociale). Rebus sic stantibus, urge un nuovo aumento di capitale. Detto in parole povere: gli azionisti (cioè tutti noi) dobbiamo seppur indirettamente mettere le mani al portafoglio.

L’aumento di capitale di Mps

Non è la prima volta che gli italiani con i loro soldi tengono in piedi il colosso toscano. La dirigenza ha fatto tanti errori, ma a pagare è sempre stato il contribuente. Non si tratta di becero populismo, sono i numeri a parlare. Facciamo un piccolo passo indietro.

Nel dicembre 2016 per evitare che Mps finisse in bancarotta lo stato è intervenuto arrivando a possedere il 68% dell’istituto. L’impegno dell’allora ministro Padoan (oggi presidente di Unicredit) era di mettere sul mercato l’istituto di credito quanto prima. Le cose andarono diversamente. Il Tesoro pagò le azioni 4,8 euro oggi valgono 1,2 euro. Un vero affare. Sinora abbiamo perso 7 miliardi. E ora si parla di un aumento di capitale da 1,5 miliardi. Forse la misura è colma. Ci si scandalizza per i vitalizi e non vediamo quanto succede nel nostro sistema creditizio. C’è da dire che non abbiamo molte alternative. Il governo si è impegnato con Bruxelles a vendere la banca entro il 2022, ma chi si comprerebbe Mps?

Oggi, il quarto gruppo bancario italiano è nei guai fino al collo. Rocca Salimbeni ha registrato nel terzo trimestre una perdita di 451 milioni, impattata da oneri non operativi per 569 milioni, riconducibili principalmente da accantonamenti per rischi legali (circa 768 milioni) e ai costi di ristrutturazione per le uscite di personale.

Le controversie legali

La questione dei potenziali rimborsi non può essere sottovalutata: le richieste di risarcimento valgono potenzialmente fino a 10 miliardi di euro. Ovvio che difficilmente tutti i risparmiatori verranno risarciti. Negli ultimi giorni, però, la situazione è notevolmente precipitata. Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, (rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato di Mps) sono stati condannati a sei anni di reclusione per irregolarità nella contabilizzazione dei bilanci per la presunta “rappresentazione non corretta” dei derivati Alexandria e Santorini nei conti e nei documenti contabili della banca. È vero che si tratta di una sentenza di primo grado, ma sicuramente non invoglia nessuno a comprare la banca entro il 2022.

Tra i beneinformati circola la voce che il Mef per rendere appetibile l’istituto senese potrebbe chiedere un aumento di capitale pari a 2,5 miliardi. Una cifra che servirebbe a gestire circa 6mila esuberi. A questo si aggiungerebbero 3 miliardi di crediti fiscali.  Il ministero delle Finanze ha le mani legate ed è costretto ad accettare anche le condizioni meno favorevoli pur di liberarsi della banca toscana. Per l’ennesima volta in Italia si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite. Il finale, dunque è scontato: gli italiani (azionisti a loro insaputa) risarciranno i risparmiatori per le colpe commesse dagli ex- dirigenti milionari di Mps.

Salvatore Recupero

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