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Come ormai noto a tutti il Covid sta causando una gravissima crisi nel mondo del lavoro anche nel nostro paese, con notevoli perdite di posti di lavoro quantificati di recente in oltre un milione.



Quali sono gli ultimi provvedimenti emanati per tutelare i lavoratori in difficoltà?

Per quanto riguarda la Naspi (la vecchia indennità di disoccupazione) gestita  dall’I.N.P.S. (Istituto nazionale della previdenza sociale), quest’ultimo Istituto Previdenziale ha recentemente emanato la circolare n. 65 del 19 aprile 2021 per chiarire quali siano i requisiti per richiedere la predetta indennità.

In primo luogo si precisa che il decreto sostegni (Decreto Legge n. 41 del 22 marzo 2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.70 del 22 marzo 2021 ed entrato in vigore il 23 marzo 2021) all’art. 16 prevede che dal 23 marzo al 31 dicembre 2021, a differenza di quanto accadeva in precedenza, non sarà necessario aver lavorato almeno 30 giorni nei 12 mesi precedenti per poter ottenere il riconoscimento di tale indennità che consiste in un sostegno mensile che viene versato alle persone che hanno perso il lavoro.

Pertanto per richiedere la Naspi (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego) ora è necessario che vi siano due requisiti:

  1. Che la disoccupazione sia involontaria;
  2. Che siano state versati in favore del lavoratore contributi per almeno 13 settimane nei quattro anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro.

Per quanto riguarda il primo requisito, si precisa che è da intendersi perdita di lavoro involontaria la cessazione del rapporto di lavoro che sia conseguenza di licenziamento, sia per giusta causa che per giustificato motivo ma anche la risoluzione del rapporto lavorativo a seguito di dimissioni per giusta causa.

A tal riguardo si precisa che per dimissioni per giusta causa sono da intendersi quelle date, attraverso l’apposito procedimento, per motivi specifici quali ad esempio il mancato versamento di più di tre retribuzioni da parte del datore di lavoro, aver subito un comportamento ingiurioso o molestie da parte del datore di lavoro, trasferimento della sede di lavoro oltre 50 km dalla residenza, spostamento del lavoratore da una sede all’altra senza che vi siano “comprovate ragioni tecniche organizzative e produttive” come richiesto dall’articolo 2103 del codice civile.

Sul punto due si consiglia di effettuare un controllo preventivo in merito alla regolarità dei versamenti contributivi richiedendo all’INPS, l’estratto storico contributivo del lavoratore.

E’ importante che i lavoratori siano a conoscenza del fatto che tutte le domande per accedere alla Naspi presentate dal 1 gennaio 2021 al 19 aprile 2021 per le quali era stata negata l’indennità con la motivazione di non aver effettuato almeno trenta giornate lavorative nei 12 mesi antecedenti la richiesta, ai sensi dell’art. 16 del decreto sostegni, dovranno essere riesaminate d’ufficio.

Per essere certi che la pratica sia esaminata occorrerà o ripresentare la relativa domanda o sollecitare la riapertura dell’istruttoria al fine di ottenere la corresponsione della relativa indennità.

Va precisato che la Naspi non sempre viene corrisposta ai dipendenti della pubblica amministrazione.

Cosa si calcola l’importo della Naspi e quali sono le modalità di presentazione della domanda?

Va preliminarmente osservato che, alla luce della circolare sopracitata, la somma massima erogabile supera di poco € 1.200,00.

La domanda va inoltrata tramite all’Inps con varie modalità:

  1. Tramite i patronati;
  2. Tramite il nuovo sistema SPID previo rilascio delle credenziali da parte ad esempio degli uffici postali (questa modalità di invio potrà essere effettuata direttamente dal lavoratore);
  3. Tramite il numero di telefono fornito dall’Inps  disponibile qui

In caso di diniego dell’istanza, approfondimenti o assistenza relative alle predette problematiche sarebbe opportuno rivolgersi a professionisti esperti del settore ad esempio un avvocato del lavoro  che anche a Roma che potrà tutelare i diritti dei lavoratori sia in sede amministrativa che in sede giudiziaria in primo grado, in appello e anche in Cassazione.

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