Padoan sistema bancario
Il tweet di Padoan in occasione del suo intervento alla 90esima giornata mondiale del risparmio

Roma, 11 dic – Con l’incedere della crisi che ha visto protagoniste Banca Etruria, Banca Marche, Casssa di Risparmio di Ferrara e l’omologa di Chieti, è un continuo rimpallo di responsabilità fra governo, Banca d’Italia e autorità di vigilanza, Unione Europea. Un balletto sopra gli oltre 130mila risparmiatori, per molti dei quali non è peregrino parlare di vera e propria truffa, che hanno perso tutti i risparmi di una vita.
Al netto delle colpe, che possono essere equamente distribuite nonostante nessuno abbia il coraggio di farsene carico, diventa interessante a questo punto osservare le dichiarazioni che, prima dei crac pilotati, si sono susseguite con insistenza e volte a delineare un quadro che si è poi rivelato essere decisamente fuori dalla realtà.

Dopo la riesumazione, grazie alla buona memoria di Claudio Borghi, del tweet di Enrico Letta che magnificava l’unione bancaria “per tutelare i risparmiatori”, è curioso leggere cosa diceva Pier Carlo Padoan poco più di un anno fa.
Correva il 31 ottobre 2014, in occasione della 90esima giornata mondiale del risparmio: “Le famiglie italiane hanno storicamente mantenuto un elevato tasso di risparmio, tra i più alti in Europa”, spiegava Padoan davanti al governatore Ignazio Visco e al presidente dell’Abi Antonio Pattuelli. “Le famiglie italiane  sono tra le meno indebitate in Europa e possono fare affidamento su un sistema bancario che ha dimostrato di essere solido e privo di rischi per i depositanti“, proseguiva il ministro, che chiosava: “La solidità del nostro sistema bancario, la sua piena funzionalità ed efficienza nel più ampio contesto europeo sono elementi chiave ai fini della tutela del risparmio”. Seguivano le lodi dell’unione bancaria e della supervisione comunitaria, mentre il governo, concludeva Padoan, rafforzava il suo impegno nel “sostenere la qualità dei risparmi delle famiglie italiane, la loro sicurezza e redditività“.

Filippo Burla

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