Roma, 8 giu – Arriveranno alla possibilità di pignoramento della prima casa tra le tante misure per poter accedere al Recovery Fund? Al momento è solo un’ipotesi, un sasso nello stagno. Lanciato però non da un Enrico Letta qualsiasi alla ricerca dell’ennesima proposta indicibile, bensì dalla Corte dei Conti in persona.



La riforma fiscale “spinta” dall’Ue

L’occasione è quella dell’edizione 2021 del Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, il documento annuale con il quale la magistratura contabile fa il punto sui principali temi di politica di bilancio. Un’analisi che quest’anno dedica, fra le altre cose, spazio anche all’approfondimento delle tematiche relative alla riscossione dei crediti vantati dallo Stato. Una massa sulla quale, negli ultimi vent’anni, la percentuale del recuperato sul totale si colloca al di sotto del 15%. Con il risultato che, attualmente, giacciono nel “magazzino” dell’Agenzia delle Entrate qualcosa come poco meno di 1000 miliardi di euro.

Da qui parte la Corte nelle sue riflessioni. Questo anche alla luce della (più volte citata in altre parti del documento) riforma fiscale che il governo ha incluso all’interno del Pnrr, la quale dovrebbe vedere la luce a partire da una legge delega che sarà inviata al Parlamento entro fine luglio. Una riforma che è parte integrante del Piano, destinata ad “accompagnarne l’attuazione, concorrendo a realizzare gli obiettivi di equità sociale e miglioramento della competitività del sistema produttivo”. Così come indicato, si afferma esplicitamente, “nelle Country Specific Recommendations rivolte al nostro paese dall’Unione Europea”. Il riferimento è alle raccomandazioni specifiche per Paese che Bruxelles pone come condizione necessaria per dare il via libera all’erogazione delle risorse. Il mantra è sempre lo stesso: solo soldi nostri, ci dicono come spenderli e li sottopongono ad una serie di condizioni-capestro.

Grandi evasori? No: pignoramento della prima casa

L’ultima delle quali, in realtà, rischiamo di porcela in qualche modo “da soli”. Quasi ad aver ormai interiorizzato la logica del vincolo esterno. Torniamo così al capitolo sulla riforma della riscossione coattiva. E’ qui che la Corte avanza l’idea di rendere più agevole anche il pignoramento della prima casa. Come? Prevedendo, si legge a pagina 143, “forme
semplificate [di pignoramento immobiliare, ndr] rivedendo, al contempo, gli attuali presupposti:
– consentendo il pignoramento anche sull’abitazione principale;
– prevedendo che la vendita coattiva immobiliare possa avvenire anche se il valore dei beni risulti inferiore a 120.000 euro purché la stessa sia economica, cioè tale da comportare il realizzo di somme superiori alle spese di procedura”.
Insomma, invece di dare la caccia ai grandi evasori – quelli protetti dal pilastro Ue della libera circolazione dei capitali, giganti dell’It in primis – la Corte dei Conti non trova niente di meglio da suggerire che semplificando gli iter per il pignoramento della prima casa.

Una presa di posizione che, denuncia Raphael Raduzzi (già M5S, ora Gruppo misto), “apre anche le porte alle rivendicazioni di chi nel settore finanziario chiede (e forse ci è anche riuscito dato che anche questo è stato inserito nel Recovery Plan) di smantellare la norma Bramini”. Parliamo del comma del dl semplificazioni del 2018 che tutela i debitori che presentino crediti (che non riescono a riscuotere) nei confronti della pubblica amministrazione. “Tutto ciò – prosegue – a diretto uso e consumo delle banche, che strette nella morsa tra l’aumento degli Npl (crediti deteriorati vantati dalle banche nei confronti di cittadini e imprese italiani) e le normative europee di Eba e Bce sullo smaltimento rapido di questi crediti deteriorati, si troverebbero in questo modo agevolate a trovare i cosidetti fondi ‘locusta’, interessati cioè esclusivamente alle proprietà immobiliari sottostanti“.

Il precedente della Grecia

Certo, quelli della Corte sono solo delle riflessioni operative. Dei suggerimenti, insomma, per quanto di peso. E però c’è almeno un precedente, il quale investe proprio i rapporti dell’Ue con gli Stati membri, che non depone certo a favore. Siamo nel 2019 e, nonostante sulla Grecia fosse passato uno stormo di barbari noto come Troika, ancora resistevano disposizioni (varate all’apice della crisi del debito) che vietavano il pignoramento della prima casa. Bruxelles ha impiegato quattro anni ma alla fine, utilizzando come arma di ricatto quella rendimenti sui Titoli di Stato di Atene detenuti dalla Bce e che dovevano tornare nella penisola, riuscì a farle cancellare.

Filippo Burla

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5 Commenti

  1. Almeno sulla prima casa cominciamo a chiederci come mai non esiste la realtà di permutare direttamente (!) una casa con un altra (con conguaglio), non è praticabile il leasing con riscatto e comunque te la ciulano già adesso comunque, forti del fatto che se non paghi ciò che ti propina il convento il tuo tetto di fatto non è mai davvero tuo! A questo punto i democratici del menga ci ridiano dei Kruscev, dei Fanfani e ai topi ci pensiamo noi!

  2. Dico che facciamo schifo noi italiani nn abbiamo le palle per dire basta a tutti questi mafiosi di politici vogliono essere padroni di tutto penso che siamo arrivati solo a dire basta serve una vera rivoluzione e dire stop alla comunità europea ora basta avete sugato il sangue delle nostre aziende i sacrifici dei nostri nonni ecc. Avete distrutto famiglie avete ucciso persone ora basta siamo patriotti l’Italia l’avete mangiata in tutto

  3. Sono molto peggio delle locuste ! Gli amici ricchi sempre garantiti e al sicuro , la gente comune sempre più vessata da questi nazicomunisti spregevoli !!!

  4. Voi pensavate che stanno togliendo ai ricchi per darlo si poveri !
    Con una mano ti metto un centesimo nella ciotola, con l’altra ti tolgo anche la ciotola.

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