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Il governo avvia la privatizzazione delle Ferrovie: sull’altare delle svendite cade uno degli ultimi monopoli pubblici

Roma, 23 nov – Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi, su impulso del ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio, la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato. L’operazione avverrà tramite la quotazione in borsa del 40% gruppo. Dopo la (s)vendita di Poste Italiane, il governo non perde dunque tempo e accelera anche sul secondo dossier caldo in termini di cessione delle partecipate pubbliche.

Ferrovie dello Stato: i dati

Ferrovie dello Stato è uno dei gioielli in mano statale: si tratta di un gruppo da oltre 8 miliardi di ricavi con 70mila dipendenti, capace – nonostante la famosa profezia di Andreotti, “Ci sono pazzi che credono di essere Napoleone e pazzi che credono di poter risanare le Ferrovie dello Stato” – di produrre valore, dopo la gestione Moretti, e dividendi nell’ordine delle centinaia di milioni che ogni anno vengono generosamente versati nelle casse del ministero. Nel 2011 il risultato di esercizio è stato pari a 285 milioni, cresciuti a 365 e 460 nel 2012 e 2013, 303 i milioni di utile nel 2014.

Ferrovie: dividendi e svendite

Nell’ultimo decreto milleproroghe, inoltre, il governo ha chiesto alle Ferrovie di versare un maxi-dividendo pari a 100 milioni al fine di garantire alcune coperture di spesa. Le Ferrovie usate come bancomat, ma poi scaricate sull’altare della riduzione del debito pubblico. Di quanto? Difficile azzardare cifre, ma la quota-parte per il 40% del gruppo si aggirerà attorno a 4 miliardi. Vale a dire lo 0.2% dell’indebitamento complessivo della pubblica amministrazione.

Quei quattro miliardi, peraltro, sono solo una congettura. Perché a venire quotato non sarà, secondo i piani, l’intero gruppo. Prima della privatizzazione, infatti, si procederà allo spezzatino: le Ferrovie saranno scorporate in più gruppi (come già è ora con la separazione fra Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia) per cedere in parte ai privati la gestione delle corse ma mantenere in mano pubblica la rete infrastrutturale attualmente controllata da Rfi.

La privatizzazione: un controsenso logico?

“Viene avviata la procedura che tiene presente la complessità della gestione delle Fs e la necessità di aumentare gli obblighi di servizio pubblico”, ha detto Del Rio. “L’annuncio dell’avvio della privatizzazione di una quota importante di Ferrovie dello Stato è sicuramente un fatto importante che procede nella giusta direzione: garantire servizi dignitosi ed efficienti ai viaggiatori e ai pendolari”, ha chiosato il parlamentare Pd Marco Filippi. Più che dichiarazioni di circostanza, sembrano auspici. Il discorso sulla qualità del servizio non dipende infatti dalle Ferrovie. Prova ne sia che, laddove la gestione è centralizzata in capo al gruppo – come ad esempio del caso delle Frecce – l’efficienza è elevatissima. Più complicata la questione diventa quando si tratta di servizi locali, la cui competenza è in mano alle regioni, note per i clamorosi ritardi con i quali ottemperano ai contratti di servizio affidati alle FS.

Il timore, quindi, è che non sarà la privatizzazione (e nemmeno la parallela liberalizzazione) del servizio ad incrementare la qualità dello stesso. D’altronde, si tratta del monopolio naturale per eccellenza, nel quale la pluralità di offerenti è un controsenso in termini logici ancor prima che accademici.

Filippo Burla

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