Home » I lavoratori stranieri? Sottopagati. Parola di Caritas – Migrantes

I lavoratori stranieri? Sottopagati. Parola di Caritas – Migrantes

by Filippo Burla
1 commento

caritas migrantes 2015Roma, 4 giu – Nel giorno in cui i Carabinieri del Ros procedono a nuovi arresti nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale, ponendo ancora una volta l’accento sui lucrosi affari legati all’accoglienza, a Milano, in occasione di Expo, la fondazione Migrantes presenta il suo ventiquattresimo rapporto sull’immigrazione, “I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all’imprenditoria etnica“.

I “migranti, attori dello sviluppo”, stando alle cifre fornite dall’organizzazione della Conferenza episcopale italiana, sono circa l’8% della popolazione residente in Italia, e contribuiscono al 9% del Pil. Uno scarto residuale, ma che si sostanzia in circa 120 miliari di euro di ricchezza.

Come viene prodotto questo valore aggiunto? Lo rileva, considerandolo come un dato normale, lo stesso rapporto, prendendo a prestito dai dati Istat: la retribuzione media dei cittadini extracomunitari che lavorano in Italia si attesta a 942 euro, a fronte di un compenso mensile netto per gli italiani superiore ai 1300 euro. Significa il 30% in meno. In altre parole: concorrenza che porta al ribasso l’ultimo rigo delle buste paga, utilizzando la manodopera immigrata come strumento di pressione per l’abbassamento dei salari. Una tendenza che dura ormai da circa 20-25 anni, che ha dunque trovato nell’abolizione della scala mobile ad opera del governo Amato prima, e nell’arrivo in massa di manodopera disposta ad accettare salari vicini o al di sotto della soglia di povertà dopo, un combinato disposto di strumenti per trasferire la ricchezza dal lavoro ai patrimoni.

Non tiene la motivazione classicamente addotta per la quale la differenza di salario è dovuta alle basse mansioni svolte dagli stranieri. Ed è sempre lo stesso rapporto, dopo anni di retorica sul punto, a riconoscerlo: solo il 35% degli immigratori svolge funzioni strettamente “non qualificate”,  posizionandosi peraltro in quasi tutti i settori, dai servizi alla ristorazione e agli alberghi, dall’agricoltura all’industria passando per i trasporti.

Sempre in termini di produzione di ricchezza, devono  in ultimo essere considerate le rimesse verso l’estero, una massa pari a quasi 7 miliardi (solo le cifre ufficiali, al netto dei trasferimenti in nero) di euro prodotti in Italia ma che nel 2014 hanno lasciato il paese. Quasi una finanziaria, peraltro in costante crescita in quanto è quasi raddoppiata da dieci anni ad oggi, periodo nel quale il totale delle risorse che hanno preso direzione oltreconfine sono state pari ad almeno 60 miliardi. Un’emorragia costante, un valore che curiosamente è spesso -per non dire sempre- omesso dalle statistiche.

Filippo Burla

You may also like

1 commento

Simo BZ 5 Giugno 2015 - 4:48

…non è che, questo flusso ininterrotto di “migranti”, sotto sotto non nasconda una trama molto più fitta che porti ad un abbassamento generale del livello salariale???… discorsi da complottisti…De Benoist docet…

Reply

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati