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Roma, 24 gen – Il nuovo pacchetto di imposte volto a finanziare il Recovery Fund (tra fondo perduto e prestiti) sta prendendo forma ed è stato esplicitato nella decisione del Consiglio Ue – n. 2020/2053 del 14 gennaio – sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Lo scorso settembre era stato presentato all’Europarlamento un progetto del Consiglio Europeo sulle “risorse proprie”. Approvato con un’ampia maggioranza, era mirato a garantire la dotazione del fondo di ricostruzione anche in seguito all’uscita del Regno Unito – contributore netto per quasi 10 miliardi – dall’Ue.

Quattro nuove imposte

Per far fronte alla crisi economica dovuta alla pandemia, l’Ue incrementerà straordinariamente i massimali di gettito – ossia le entrate dovute all’imposizione fiscale – fino al 31 dicembre 2058. Aumentando dello 0,6% le entrate dirette dell’Unione stessa. Annualmente, invece, le nuove imposte porteranno ad un incremento di 22 miliardi di euro, coincidente circa al 12% del bilancio.

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Il nuovo pacchetto pubblicato dalla Commissione, sostanzialmente, comprende quattro prelievi aggiuntivi. Il primo consiste in un’aliquota del 3% applicata sulla nuova base imponibile consolidata per l’imposta sulle società. Dovrebbe apportare un incremento al bilancio Ue di circa 12 miliardi. La seconda imposta è del 20% sugli incassi delle aste del sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni. Quantificabile approssimativamente in 3 miliardi di euro. La terza tassa è la cosiddetta “Plastic Tax”, ossia un’aliquota di prelievo di 80 centesimi di euro per ogni chilogrammo di rifiuti di imballaggi di plastica non riciclati, per un contributo al bilancio Ue di circa 7 miliardi. L’ultima tassa, che è anche la più consistente dato l’apporto al bilancio di circa 25 miliardi, consiste in una riduzione dal 20% al 10% della percentuale che gli stati trattengono come “spese di riscossione”, oltre ad una riforma dell’Iva.

Gli aiuti del Recovery Fund “a fondo perduto” non esistono

Il controsenso del pacchetto è a monte. L’Unione si propone di superare la crisi economica gravante sugli Stati – quindi sui loro cittadini – aumentando le tasse e diminuendo il potenziale di spesa delle popolazioni stesse. Il Recovery Fund, oltre a causare ancor più austerità da parte dei burocrati europei, porterà ad un incremento della tassazione fino al 2058. Ben oltre quindi l’imperversare del Covid-19.

In seguito alla presa di coscienza sulle conseguenze dell’approvazione del fondo di ricostruzione europeo, sarebbe più che giustificato interrogare il governo sulla convenienza o meno di tale fondo, che nasconde austerità e nuove imposte. Se è vero, infatti, che sui cittadini graveranno nuove tasse, non si può dire lo stesso sul mito del Recovery Fund “a fondo perduto”. Impensabili in una realtà sovranazionale come l’Unione Europea.

Dopo quasi un anno di Covid-19, è risaputo che l’Italia avrebbe a sua disposizione un’enormità di risorse. Tanto più se non si trovasse nella condizione di essere contributore netto dell’Ue per oltre 5 miliardi l’anno. Disponendo così della possibilità di finanziare la sua economia interna e, con essa, i suoi cittadini.

Giacomo Garuti

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