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Roma, 26 lug – Che il Recovery Fund, al di là della semplice contabilità che racconta una storia molto diversa rispetto alla retorica del “fondo perduto”, non sia lo strumento adatto per garantire all’Italia la risorse di cui ha bisogno per dare una spinta all’economia dopo i mesi di confinamento e di chiusure imposte per legge, è la tempistica a dirlo. Come ha anche ammesso candidamente il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni, le erogazioni non partiranno (a rate, sotto condizioni) prima del 2021. Peccato che le necessità siano immediate, non potendosi attendere l’anno del chissà quando avremo già registrato una caduta del Pil in doppia cifra, non più reversibile con interventi a posteriori. E con effetti che si produrranno anche nei periodi a seguire, vista l’impossibilità – rectius: la mancanza di volontà – di affrontare subito l’emergenza economica dopo quella sanitaria.

Tutti i ritardi del ministero dell’Economia

Un dato su tutti: nonostante il lockdown inizi il 9 marzo, stando ai bollettini di Banca d’Italia in quel mese le emissioni nette di Titoli di Stato sono in territorio negativo: il ministero dell’Economia ha rimborsato più titoli di quanti ne abbia emessi, privandosi così di una fonte di liquidità necessaria alle esigenze di sostegno diretto – che infatti non arrivano, o se lo fanno è con il contagocce – alle attività costrette alla serrata e ai lavoratori costretti in casa. La situazione si inverte tra aprile e maggio, ma ormai una parte del danno è fatta. Un ritardo che Alberto Bagnai, responsabile economico della Lega e presidente della commissione Finanze del Senato, qualche tempo fa ha definito “doloso, volto a precostituire una condizione di crisi di liquidità”.

Il motivo di questo attendismo (sulla nostra pelle) si può, fra le altre cose, ascrivere all’attesa di un sostegno da parte dell’Ue che però, come abbiamo visto, non è arrivato e non arriverà in tempi brevi. Eppure il ministero aveva tutte le carte in regola per rivolgersi ai mercati, i quali hanno da sempre coperto abbondantemente le aste di Titoli di Stato, sulla scorta dell’attivismo della Bce che, con i programmi “pandemici” di acquisto, non ha fatto mancare il proprio sostegno.

L’unica spiegazione plausibile, partendo dalle parole di Bagnai, è quindi quella di una crisi economica sicuramente inevitabile ma comunque scientemente non affrontata come si poteva (e si doveva) con l’obiettivo di costringerci ad adire a strumenti comunitari quali il Mes o, in seconda battuta dopo la sua approvazione, il Recovery Fund. Un modo come un altro per auto-commissariarci, stanti le condizioni di cui essi sono zeppi e che parlano di programmi di aggiustamento macroeconomico e di rispetto delle raccomandazioni specifiche elaborate dalla Commissione, già pronta fra le altre cose a dirci come usare i (nostri) soldi ad esempio per riformare – ovviamente in peggio – il sistema pensionistico.

Recovery Fund e Mes: il sogno del Pd si chiama vincolo esterno

Non è d’altronde un caso che, nonostante l’esito dell’ultimo Consiglio europeo, sia immediatamente ripartita la grancassa attorno alla possibilità di adire il Mes. Ma come: adesso che c’è il Recovery Fund, perché richiedere l’intervento del Meccanismo? La risposta è proprio nel ritardo con cui il secondo procederà a far sentire i propri effetti: nel frattempo, dato che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri continua con la sindrome del braccino corto, tocca reperire le risorse da qualche altra parte. Perché allora non fare richiesta di finanziamento proprio al Mes per sostenere i conti della sanità, ci spiegano gli stessi che li hanno tagliati per quasi 40 miliardi negli ultimi anni.

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Un paradosso? No: la precisa volontà di farci ficcare la testa nel cappio Ue. Perché che si chiami Mes o Recovery Fund – o tutte e due insieme in combinato – una certezza è granitica: parliamo del consegnarci armi e bagagli alle volontà dell’Unione Europea che ci dirà, per filo e per segno, come dovremo in futuro spendere i nostri soldi. Sarà insomma direttamente Bruxelles incaricata della redazione delle manovre finanziare da qui all’eternità. Dando finalmente al Pd e sodali la più grande delle soddisfazioni: poter continuare a governare, tramite vincolo esterno, anche senza la fastidiosa necessità di dover vincere le elezioni.

Filippo Burla

3 Commenti

  1. E’ inutile commentare, sprecare tempo in cose che nessuno, tranne me, potrebbe davvero percepire, verrebbero come sempre travisate. Non sarà ne’ la prima e ne’ l’ultima volta che mi capita. Una cosa è certa, da queste parti non c’è mai fine al peggio! Per comunicare ho canali differenti, molto lontani dal solito ciarlare made in italy. E voi avete trasceso qualcosa? In questi ultimi 7 mesi cosa avete ottenuto di extra? è possibile trascendere l’intero resoconto di questo assurdo stato di cose?