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Roma, 20 set –  Per la prima volta anche i rider avranno un loro contratto collettivo nazionale. Mercoledì scorso è stata firmata l’intesa tra Ugl e AssoDelivery (associazione che rappresenta l’industria italiana delle consegne a domicilio a cui aderiscono Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats). Per la prima volta i ciclofattorini potranno contare su una serie di importanti garanzie pur rimanendo lavoratori autonomi. Finora i rider potevano contare solo sulle sterili sentenze della magistratura. Ci si aspettava da tutti grida di giubilo. Purtroppo, però, le cose sono andate diversamente. La notizia non è stata accolta con entusiasmo né dal governo né dagli altri sindacati. Prima di capire le ragioni dei malumori della Triplice, vediamo cosa hanno ottenuto i lavoratori di questo settore.

Rider: nuove tutele in un settore senza regole

Quello delle consegne a domicilio è sempre stato un settore caratterizzato dalla mancanza assoluta di regole. Il meccanismo era semplice: alcune multinazionali tramite un app offrivano la possibilità a migliaia di fattorini di fare consegne a domicilio. Se andava bene ti offrivano un gilet e un container per consegnare il cibo caldo. Poi il rider se voleva guadagnare doveva pedalare più degli altri.

L’accordo raggiunto è importante non solo per le tutele che verranno offerte ma perché per la prima volta le multinazionali del settore si siedono ad un tavolo e riconoscono la controparte sindacale. Detto ciò, facciamo un breve elenco di ciò che hanno ottenuto i rider. Da un punto di vista salariale ci sarà un compenso minimo orario pari a 10 euro l’ora, indennità aggiuntive per lavoro notturno, festività e maltempo.

Dal punto di vista della sicurezza, il datore di lavoro dovrà fornire dispositivi adeguati (da sostituire periodicamente), coperture assicurative, sia in caso di infortuni, tramite l’Inail, che per danni a terzi ed infine andranno organizzati specifici corsi di formazione. Non è poco, per chi non poteva contare su nessuna tutela. Tuttavia come abbiamo detto Cgil, Cisl e Uil, e il governo non hanno affatto gradito il risultato raggiunto dall’Ugl.

L’ostilità della Triplice e del governo

Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo voleva a tutti i costi un contratto collettivo nazionale per i ciclo-fattorini. Per questo a inizio agosto aveva convocato un primo confronto sul tema a cui avevano partecipato Assoldelivery e, in rappresentanza dei lavoratori, Cgil, Cisl, Uil, Rider per i Diritti e Union. In realtà ci aveva provato anche Di Maio quando ricopriva quel ruolo ma con scarsi risultati. Dunque, la sola colpa che si può dare al sindacato guidato da Francesco Paolo Capone è di aver anticipato le altre sigle.

Ovviamente, la Triplice ha gioco facile nel giudicare ciò che manca: dalle ferie alla malattia passando per la maternità e la tredicesima. Nella furia si sono scordati della quattordicesima. Ma stiamo parlando di lavoratori che se facevano 10 ore di consegne al giorno non sapevano quanto avrebbero guadagnato. È ovvio che va fatta la tara, non sono certo degli impiegati al ministero. Ogni accordo è migliorabile e poi bisogna considerare i rapporti di forza: la sola Ugl non poteva ottenere di più davanti a un’associazione che rappresenta grandi multinazionali. Ricordiamo che nel 2018 Assoldelivery rifiutò in blocco l’applicazione del contratto della logistica ai riders.

Eppure queste considerazioni non bastano per calmare Maurizio Landini. Il leader della Cgil che definisce l’accordo “uno scempio antisindacale che contestiamo perché firmato da soggetti che non rappresentano nulla e fatto sulla pelle delle persone”, chiedendo che “il governo lo dichiari illegittimo”. Il governo si è subito accodato a Landini, infatti, l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro ha sconfessato l’intesa Assodelivery-Ugl. Tutto è rimandato al 24 settembre.

La risposta dell’Ugl

Nonostante le polemiche il segretario generale dell’Ugl non fa nessun passo indietro. Anzi rincara la dose sottolineando che “con la firma del primo Contratto collettivo nazionale per i rider che operano nel settore del food delivery, finalmente sono stati messi nero su bianco i diritti, reali ed esigibili, di questi lavoratori, che prima non ne avevano”.

L’importanza di quest’accordo risiede che per la prima volta nell’ambito della gig economy non solo i datori di lavoro decidono di accordarsi con un sindacato ma firmano con esso un contratto collettivo nazionale che li vincola. Chi contesta che ancora i rider sono lavoratori autonomi forse non ha capito che nella sharing economy i dipendenti si sono trasformati in collaboratori. Certo, i rider non sono dei programmatori della SiliconValley, ma le multinazionali come Glovo li considerano così. In questa situazione far sottoscrivere ad un gruppo di multinazionali un contratto collettivo nazionale è un atto concretamente rivoluzionario.

Salvatore Recupero

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