Roma, 12 set – Sarà 4,7, 6% o un valore intermedio all’interno di questa forchetta? Sulla ripresa ognuno dà i numeri. Normale, dopo le devastazioni del 2020. Tanto più se parliamo di cifre con le quali non eravamo più abituati a confrontarci. Giusto per dare un’idea: era dal 1988 che il tasso di crescita annuale del Pil non superava i quattro punti percentuali.



Per la ripresa dovremo aspettare il 2022

La differenza rispetto ad allora è che l’ultima recessione fu registrata qualcosa come 13 anni prima, nel 1975. Insomma, il +4% dell’ultimo anno con il muro di Berlino ancora in piedi seguiva i lusinghieri +3,2% del 1987, +2,9% del 1986 e via dicendo. Cifre lontanissime dal -8,9% registrato l’anno scorso. E’ da qui che occorre partire per inquadrare bene cosa intendiamo per “ripresa”.

Anche qualora dovessimo collocarci dal lato più ottimista delle previsioni (secondo Confindustria sarà così), infatti, saremo comunque al di sotto di livelli del 2019. Ammesso e non concesso che si prospetti lo scenario migliore e in attesa di stime più precise, la piena ripresa potrebbe essere raggiunta a fine 2022. Forse. E comunque, faremo in ogni caso peggio rispetto al resto d’Europa.

Lavoro: crescono solo i contratti a termine

A corroborare l’analisi sulle tinte non proprio chiarissime del quadro giungono i più recenti dati sul lavoro. Se da un lato gli occupati hanno fatto segnare, da gennaio ad oggi, +550mila unità, dall’altro rimangono a quota -329mila rispetto al periodo appena precedente la pandemia. Segnando, per di più, una diminuzione (pari a -23mila) nel mese di luglio.

A soffrire sono soprattutto gli autonomi, ma anche i lavoratori a tempo indeterminato che sono ancora 100mila in meno rispetto a gennaio 2020. Il tutto considerando che bisognerà aspettare l’autunno perché si possa parlare di vero e proprio sblocco dei licenziamenti, oggi limitato solo ad alcuni settori. L’unica vera ripresa, al momento, resta quella dei lavoratori a tempo determinato, che già in primavera avevano raggiunto i livelli pre-crisi. La componente temporanea dell’occupazione è d’altronde “quella più reattiva al ciclo economico”, spiega sempre il centro studi di Confindustria. Indicando però, allo stesso tempo, che la fiducia delle imprese è ben lontana dal toccare i livelli pre-crisi.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. La ripresa forse sarà tra 30 anni considerato che dal 1929 la ripresa completa è iniziata nel 1954.
    Ma al tempo i mercati occidentali non erano saturi di beni come ora e grazie ad una guerra mondiale hanno generato ulteriori necessità (leggi ricostruzione).

    Ora i mercati sono saturi ovunque e la produzione di massa è inutile
    https://gsiexchange.com/overcapacity-oversupply-everywhere-massive-deflation-dead-ahead/
    quindi servirà sempre meno forza lavoro.

    L’unico modo per sopravvivere posto che lo Stato non rinuncerà mai alle tasse è risparmiare il più possibile evitando carta straccia finanziaria e tenendo contanti perché questo è solo l’inizio della crisi.

    Il modello economico capitalista è fallito, e loro lo sanno, da anni
    https://www.weforum.org/agenda/2012/04/the-end-of-capitalism-so-whats-next/

    L’unico modo di salvarsi è lasciarlo definitivamente morire e investire nell’economia reale eliminando ad esempio accise anacronistiche dai carburanti riducendone il costo alla pompa così la gente sarà incentivata a muoversi e nei luoghi in cui si recherà porterà soldi che possono essere usati a livello locale per manutenere le infrastrutture cosa che crea lavoro ed ulteriore circolo di denaro.

    Invece essendo perdenti che non sanno perdere continuano a fare misure idiote tipo il green pass per tenere in piedi fallite too big to fail e uccidendo l’economia reale
    https://www.marketwatch.com/story/central-bankers-are-acting-insane-thats-the-economys-biggest-problem-2019-07-17?mod=mw_latestnews

    Anche se in Italia copiando
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2010/09/17/il-venti-percento/
    ovviamente senza ringraziare (vedi superbonus 110% ristrutturazioni), ma tanto sono abituato ad essere l’Innominato, qualcosa di utile anche per l’economia reale e locale stanno facendo anche se è di limitata utilità finché seguiranno le strategie perdenti dell’elite capitalista #USA (leggi green pass) per continuare a foraggiare falliti questa volta con il terrorismo per evitare la figura di m…a già fatta nel 2009
    https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/23/influenza-fa-bene-big-pharma.html

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