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rogo pineta fiumicinoRoma, 30 lug – Il secondo incendio che ha colpito l’aeroporto di Fiumicino, principale scalo romano e primo in Italia per numero di passeggeri, rischia di far saltare i nervi anche all’ex compagnia di bandiera, costretta ancora una volta a fare i conti con gravi disservizi.
A differenza del rogo nel terminal 3 di inizio maggio, che aveva costretto alla chiusura dell’aerostazione e al funzionamento a singhiozzo nei giorni successivi, questa volta non è lo scalo ad andare a fuoco ma una zona adiacente e non sotto il controllo della società Aeroporti di Roma. Le fiamme -sulla cui origine gli inquirenti indagano, ma il forte sospetto è che si sia di fronte ad un una matrice dolosa– si sono sviluppate in una pineta di Focene, prendendo piene lungo vaste aree a causa del forte vento e costringendo ad un blocco dei voli dalle 14.20 alle 15.45, con conseguenti ritardi a catena lungo tutto il resto del pomeriggio.
Un uno-due così ravvicinato ha fatto andare su tutte le furie la dirigenza di Alitalia. “I problemi di Fiumicino nascono da anni e anni di investimenti e pianificazione inadeguati e sono ormai strutturali, auspichiamo meno attenzione alla finanza e più attenzione al mercato e alle esigenze dei passeggeri”, ha tuonato l’ad Silvano Cassano, che accusa AdR di offrire “servizi mediocri e di puntare sulle low cost“. Una situazione che difficilmente si adatta alle esigenze di Alitalia, alle prese con “un piano di rilancio ambizioso in uno dei settori a maggiore competizione in Italia e nel mondo”. Tanto che il vettore tricolore, che rappresenta circa il 50% dei voli attualmente in partenza e in arrivo nello scalo del litorale romano, potrebbe addirittura decidere di lasciare l’hub.
Filippo Burla





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