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MediasetRoma, 14 dic – E’ scalata ostile su Mediaset? Da Vivendi glissano,  l’obiettivo dichiarato è arrivare “solo” al 20%. Siamo molto al di sotto della soglia minima per lanciare un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria, ma l’impressione è che il gruppo transalpino non si fermerà qui. A dimostrarlo è la sequenza che a stretto giro di posta ha visto il rastrellamento di azioni sul mercato, dal 3% che – stando alle dichiarazioni depositate in Consob – è stato superato ieri, fino al 12% e oltre di oggi. Con il titolo Mediaset che brinda in borsa con un clamoroso +31,8%. Il patron di Vivendi, Vincent Bolloré, si è detto pronto a proseguire con gli acquisti “in base alle condizioni del mercato” per arrivare nella parte alta fra il 10% e il 20% del pacchetto di controllo. Mossa che porterebbe i francesi ad essere il secondo azionista del Biscione, dopo la holding Fininvest che detiene il 41%.

Dura la reazione della finanziaria, che parla apertamente di scalata ostile e in due comunicati – uno della stessa Fininvest e un altro a firma Mediaset –  annuncia di aver avviato azioni legali, in Consob e in Procura a Milano, per denunciare la presunta manipolazione di mercato in essere in questi giorni. Mossa che segue, stando ad indiscrezioni, il vertice con Intesa e Unicredit per fare quadrato attorno alla partecipazione. Perché è vero che Vivendi non ha, almeno a parole, intenzione di scalare la società, ma sempre meglio tutelarsi. Brucia ancora la rottura consumatasi ad inizio estate, quando da Parigi stracciarono il contratto con il quale i francesi erano prossimi all’acquisto di Mediaset Premium, con quest’ultima che ha avanzato una richiesta milionaria di risarcimento. Pesa anche il precedente Telecom, con Vivendi subentrata a Telefonica come primo azionista e capace nel giro di pochi mesi di silurare in assemblea l’amministratore delegato. E giostrando una partecipazione al 20%, riuscendo ad indirizzare i voti dei fondi d’investimento sarebbe fin possibile ripetere il giochino anche in Mediaset, arrivando fino ad esautorare di fatto il fondatore del gruppo multimediale, niente meno che Silvio Berlusconi in persona.

Filippo Burla

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