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Roma, 14 mar – Meno di 2mila euro pro-capite. A “tanto” ammontano i sostegni economici anticovid erogati nel corso del 2020 dal governo Conte bis. Una somma che ci colloca in penultima posizione rispetto alle grandi nazioni dell’eurozona. Offrendo la cifra della totale insufficienza delle misure varate dal precedente esecutivo. La “potenza di fuoco”, come previsto, si è tradotta in poco più di un fiammifero. Per giunta bagnato.



Sostegni economici anticovid: Italia in fondo alla classifica

“Tra bonus economici, cassa integrazione, assunzioni/investimenti nella sanità, sospensione e taglio delle tasse, ristori, sussidi, contributi a fondo perduto”, ogni cittadino italiano ha (ipoteticamente) ricevuto 1.979 euro. Il calcolo è stato effettuato dalla Cgia di Mestre, che segnala l’abissale distanza rispetto alla media dell’area euro: 2.518 euro a testa, vale a 539 euro in più rispetto all’Italia.

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In termini di sostegni economici anticovid fanno tutti meglio: “L’Austria, ad esempio, ha erogato 3.881 euro per ogni abitante (+1.902 euro rispetto a noi), il Belgio 3.688 euro (+1.709 euro), i Paesi Bassi 3.443 euro (+1.464 euro), la Germania 2.938 (+ 959 euro) e la Francia 2.455 euro (+476 euro rispetto all’Italia)”. Solo la Spagna ha stanziato meno di noi (1.977 euro), ma dati i soli due euro di differenza possiamo dire che condividiamo con Madrid l’ultima piazza.

Basterà il “Decreto sostegno”?

Il calcolo della Cgia non tiene conto dei 32 miliardi di scostamento di bilancio approvati ad inizio anno. Parliamo della somma che dovrebbe andare a costituire il cosiddetto “Decreto sostegno“. Dal quale dovrebbero arrivare importanti novità, che rischiano però di non invertire sensibilmente la rotta.

“In primo luogo perché i tempi di erogazione si stanno allungando ingiustificatamente. In secondo luogo perché pare che questa misura non includa ancora stanziamenti pubblici in grado di compensare una percentuale significativa dei mancati incassi, ma nemmeno parte delle spese fisse che le attività, in particolar modo quelle chiuse per decreto, continuano a sostenere”, spiegano gli artigiani mestrini.

“E’ evidente che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico. E’ altrettanto vero che se non salviamo le imprese e i posti di lavoro non poniamo le basi per far ripartire la crescita. Con il rischio – concludono – di una desertificazione che va a colpire soprattutto i centri storici e i nostri quartieri, poiché non potranno più contare sulla presenza di tantissime botteghe artigiane e negozi di vicinato”.

Filippo Burla

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1 commento

  1. è la solita storia:
    a pretendere tasse siamo sempre i primi,
    ad erogare servizi siamo sempre ultimi.
    tutelare i propri cittadini?
    ma non scherziamo….

    cambiare le cose da sopra non vogliono,
    cambiarle da sotto non è possibile.

    sarebbe questa la tanto osannata democrazia?
    di fatto è solo una dittatura in guanti bianchi,e il cittadino è SEMPRE visto come
    una pecora da tosare,per averne carne e lana che costi il meno possibile.
    “chi evade anche solo 500 lire..è un TRADITORE DELLA PATRIA”
    citava il “caro” scalfaro,sempre bravissimo a ricordare gli obblighi del cittadino.

    MAI nemmeno UNA parola da lui come da nessuno dei nostri maledetti politici,
    sugli obblighi che ha la patria verso di noi,eh?

    a cominciare da polizia e carabinieri,che giurano di difendere “l’ordine costituito”:
    cioè giurano di difendere lo stato,NON i cittadini.
    e già questo fa capire bene di che pasta è,lo stato.

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