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apple tasseBruxelles, 30 ago – Una stangata da 13 miliardi di euro: è questa la cifra che Apple dovrà pagare, secondo la Commissione Europea, per aver beneficiato di regimi fiscali di favore (e non dovuti) per quasi 25 anni. Multa record quella che l’Ue si prepara ad appioppare al colosso di Cupertino, che secondo il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager ha goduto di favori fiscali sotto forma di aiuti di Stato ai quali Apple non avrebbe avuto diritto. Da qui la richiesta di restituire quanto non versato nel quasi quarto di secolo.



La vicenda risale al 1991, quando grazie ad un accordo con il governo di Dublino la società fondata da Steve Jobs è riuscita a costruire un “fisco su misura” che, grazie ad un sistema di più società costruite dentro e fuori l’Irlanda, ha permesso ad Apple di pagare frazioni infinitesimali delle imposte dovute all’erario dell’isola: fino allo 0,005% rispetto al 12.5% previsto per gli altri soggetti che operano – o meglio: dovrebbero operare – a pari condizioni. In cambio, Apple ha effettuato numerosi investimenti, assumendo nel tempo oltre 5500 irlandesi. Secondo la disciplina comunitaria, però, si tratta di aiuti di stato a tutti gli effetti, circostanza che viola qualsiasi principio di libera concorrenza dato che concede favori indebiti a chi non ne avrebbe bisogno, tanto più che i bilanci della mela non sembrano essere così traballanti da richiedere sostegni pubblici di sorta.

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“Non è una punizione – spiega la Vestager – ma di tasse non pagate che devono essere pagate. E’ una differenza importante”. Essendo questo il principio, inoltre, “non c’è alcuna retroattività”. Sia il governo di Dublino che Apple sono pronti a fare ricordo contro la decisione Ue, che si preannuncia – se confermata – essere un precedente importante tanto quanto l’inchiesta dell’Agenzia delle Entrate che alla fine dell’anno scorso costrinse la stessa Apple a versare oltre 300 milioni al fisco.

Filippo Burla

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