Roma, 23 gen – Il gruppo Stellantis spegne la prima candelina. Il 16 gennaio 2021, dalla fusione di Fca e Psa, nasceva il colosso dell’industria automobilistica. Il ceo Carlos Tavares ha colto al balzo l’occasione per lanciare qualche frecciatina a Palazzo Chigi lasciando nell’incertezza gli operai italiani. Nel giro di poche ore, però, lo stesso Tavares (conscio di aver calcato troppo la mano) ha rassicurato i dipendenti di alcuni stabilimenti. Difficile capire la strategia del manager portoghese, ma proviamo lo stesso a vedere cosa bolle in pentola.

L’Italia “costa” troppo

Tavares ha parlato dalla sua residenza in Portogallo al Corriere della Sera e a un gruppo ristretto di quotidiani europei. Il ceo si dice molto soddisfatto dei risultati raggiunti anche considerando la pandemia e un contesto non certo positivo. Poi punta il dito soprattutto contro l’auto elettrica o meglio l’elettrificazione forzata: “la brutalità della svolta crea rischi sociali”.

La parte dell’intervista che interessa più i suoi dipendenti è quella in cui si affronta il capitolo degli alti costi di produzione in Italia. Su questo punto ripete quello che disse un anno fa: “in Italia il costo di produzione di un’auto è significativamente più alto, a volte doppio, rispetto alle fabbriche di altri Paesi europei, nonostante un costo del lavoro più basso. Questo ha a che fare con l’organizzazione della produzione, che va migliorata”. Poi oggi si è aggiunto il problema dell’aumento dei prezzi dell’energia.

Incalzato dal mite Fubini (Ma i problemi di costi di produzione si stanno risolvendo o no?), risponde: “ne riparleremo alla fine del 2022. Qualsiasi approccio brutale sarebbe stato inopportuno, bisogna prima analizzare e capire”. I sindacati non l’hanno presa bene. Anche perché tagliare i costi quando il mercato automobilistico è in caduta libera vuol dire ricorrere ad altri ammortizzatori sociali o peggio a licenziamenti di massa. Nelle ore successive le rassicurazioni non sono mancate.

La gigafactory di Termoli

Carlo Tavares si è recato in vista a Termoli, sito che dovrebbe essere riconvertito per la produzione di batterie. Al termine della visita c’è stato l’incontro con i sindacati. Per la Uilm si tratta di “un segnale di attenzione importante, che speriamo possa essere presto seguito dalla definitiva conferma della costruzione della Gigafactory”. Da fonti sindacali si apprende che Tavares non ha confermato la riconversione, riservandosi di fornire i dettagli durante la presentazione del piano industriale del gruppo, prevista per l’inizio di marzo 2022. Ed è proprio questo il problema: il ceo non ha garantito nulla. A questo punto dovrebbe farsi sentire l’esecutivo.

“È necessario che il governo italiano intervenga nel chiarire la posizione anche dello stabilimento molisano dove oggi i 2.400 dipendenti entrano ed escono dalla cassa integrazione”. Questo è quanto sostiene il Segretario Nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera per il quale, “nelle dichiarazioni di Tavares abbiamo registrato tanti timori che l’investimento di Termoli annunciato a luglio possa richiedere altro tempo. Come Ugl chiediamo al Governo di essere convocati urgente per avere un confronto e chiarimento sulla gigafactory e per avere un quadro completo e soddisfacente sul perché la costruzione non si è conclusa positivamente a 7 mesi dall’annuncio”. Ci sono però siti in cui non mancano le buone notizie per i dipendenti di Stellantis.

Gli altri stabilimenti italiani

Nel suo tour il ceo portoghese non si è fatto mancare una tappa in Irpinia. Nello stabilimento di Pratola Serra (Av) Tavares ha confermato che nel sito verrà prodotto il propulsore B.B2: si tratta di un motore diesel Euro VII (l’ultimo standard europeo sulle emissioni inquinanti) che sarà montato sui veicoli commerciali dei marchi Ducato, Peugeot e Opel. Un’ottima notizia per Ugl Metalmeccanici che sottolinea come “Stellantis proprio a Pratola Serra ha rassicurato sui nuovi investimenti per sviluppare motori a gasolio di nuova generazione, mirati a garantire alta sostenibilità ed elevate prestazioni a bassi consumi”.

Buone notizia anche a Melfi. Stellantis ha inoltre raggiunto un accordo con i sindacati per aumentare da quindici a diciassette i turni nello stabilimento lucano che è il più importante polo di assemblaggio automobilistico italiano. Qui si produrranno le nuove versioni ibride dei fuoristrada Compass e Renegade.

Rimane critica la situazione a Mirafiori. Il segretario generale della Fiom torinese Edi Lazzi chiede “un piano di rilancio corposo per il sito piemontese con produzioni che arrivino a 200.000 unità all’anno per la Carrozzeria, volumi che porterebbero lavoro anche alle Presse da anni in sofferenza”. Lazzi invoca soluzioni di lungo periodo anche per altre lavorazioni e “nuove assunzioni per ridurre l’età media dei lavoratori che è di 54 anni: un modo per migliorare la produttività degli impianti e quindi anche l’abbassamento dei costi di produzione richiamati dallo stesso Tavares”.

Tornando al tema dell’abbattimento dei costi, a gettare acqua sul fuoco di questa polemica ci pensa Xavier Chereau, responsabile delle risorse umane del gruppo italofrancese. Su La Stampa (presieduta da John Elkann come Stellantis) in un’intervista “riparatrice” Chereau definisce l’Italia “un pilastro della strategia aziendale di Stellantis”, aggiungendo che sta lavorando “per garantire il futuro di tutti i siti italiani migliorandone le performance”.  Insomma, il manager dice che: “non ci sono brutte notizie all’orizzonte”, in termini di “chiusure degli stabilimenti e di licenziamenti di massa”.

Speriamo che le cose vadano così ma conoscendo la famiglia Elkann-Agnelli aspettiamo il piano industriale di marzo prima di tirare un sospiro di sollievo.

Salvatore Recupero

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