Roma, 23 gen – Silvio Berlusconi si ritira dalla corsa al Quirinale ma dice che Mario Draghi deve restare a Palazzo Chigi: mentre impazza il toto nomi, l’unica soluzione all’orizzonte è il bis di Sergio Mattarella. All’indomani dell’annuncio del leader di Forza Italia di non candidarsi per il Colle, i vari giornali snocciolano nomi, con Pier Ferdinando Casini in pole position. Ma allo stato attuale non ci sono accordi in vista né candidature ufficiali.

Berlusconi si ritira ma dice no a Draghi al Quirinale

Ora che Berlusconi si è fatto da parte – dopo aver verificato di avere i numeri per essere eletto, assicura – per la ragion di Stato, tutti gli occhi sono puntati sul centrodestra, che deve fare un nome che possa piacere al centrosinistra. In tal senso riprende quota Casini, il nome da sempre sponsorizzato da Matteo Renzi. L’ex presidente della Camera è un centrista eletto per una vita nel centrodestra e da ultimo nel Pd: metterebbe d’accordo tutti. Ma l’esperienza ci insegna che fare un nome a volte equivale a bruciarlo. Ora che il Cav ha sparigliato di nuovo le carte, non indicando un candidato, tutto è di nuovo in gioco.

La mossa del Cav (che non va al vertice del centrodestra)

Il leader di FI ieri neanche ci è andato al vertice del centrodestra, ha fatto leggere una sua nota dalla fidata Licia Ronzulli. “Ho deciso di compiere un altro passo sulla strada della responsabilità nazionale, chiedendo a quanti lo hanno proposto di rinunciare a indicare il mio nome per la presidenza della Repubblica”, si legge nella nota del Cav. Poi subito dopo l’alt a Draghi: “Considero necessario che il governo Draghi completi la sua opera fino alla fine della legislatura per dare attuazione al Pnrr”, sottolinea oltre a citare le riforme indispensabili su fisco, giustizia e burocrazia. “Faremo una proposta condivisa del centrodestra all’altezza in grado di avere il massimo consenso possibile”, fa sapere Berlusconi.

Gli alleati plaudono al passo indietro per il bene del Paese

Abbiamo apprezzato il senso di responsabilità di Silvio Berlusconi, che a seguito della verifica che si era riservato di fare per accertare le effettive possibilità di elezione, ha rinunciato a offrire la sua disponibilità alla candidatura a presidente della Repubblica”. È quanto afferma una nota di Fratelli d’Italia. “Durante la riunione non sono state formulate da alcuno specifiche proposte di candidatura né tantomeno sono stati posti veti di alcun genere. Piuttosto, durante la riunione, FdI ha insistito affinché fosse chiaro che non auspica in alcun modo che la legislatura prosegua, come invece possono eventualmente ritenere le forze politiche della maggioranza”. Il partito di Giorgia Meloni vuole le elezioni anticipate, insomma.

“La questione di Mario Draghi al Quirinale, sulla quale non abbiamo espresso alcun giudizio, non è stata posta e sarebbe semmai problema che possono avere le forze che partecipano al suo governo”, taglia corto FdI. Parole che sembrerebbero andare contro la volontà di Berlusconi, ma il partito della Meloni è pur sempre all’opposizione. In ogni caso è impensabile che il Cav ora getti la spugna. Ovvio che vorrà dettare legge fino all’ultimo. Altro che Salvini kingmaker, insomma.

Il centrosinistra ancora in alto mare

Dopo il dietrofront del Cav, il centrosinistra ritorna alla carica. “Il centrodestra non è maggioranza e non ha quindi diritto di prelazione sul Quirinale. Lo abbiamo detto fin dall’inizio. Ora col ritiro di Berlusconi e lo scontro deflagrato all’interno del centrodestra tutto è chiaro. Ora ci vuole accordo alto su nome condiviso e Patto di Legislatura”. Così su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta.

“Lo avevamo affermato in modo chiaro: la candidatura di Silvio Berlusconi era irricevibile. Con il suo ritiro facciamo un passo avanti e cominciamo un serio confronto tra le forze politiche per offrire al Paese una figura di alto profilo, autorevole, ampiamente condivisa”. Lo scrive su Twitter il leader del M5s Giuseppe Conte.

Oggi ci sarà un nuovo vertice dei giallofucsia – Pd/M5S/LeU – alla ricerca di un possibile nome condiviso. Ma allo stato attuale il centrosinistra si è limitato a dire no ai nomi del centrodestra invece di proporne uno. Anche perché non è facile per Letta trovare la quadra con Conte. Il problema di fondo è che anche lo stesso Draghi è stato chiaro: la maggioranza quirinalizia deve essere larga almeno quanto quella che sostiene il suo governo. In tal senso se l’ex numero uno della Bce alla fine decidesse di andare al Colle, sarebbe necessariamente votato da un’ampia maggioranza. Perché nessuno se la sentirebbe di lasciare il Paese senza Draghi o premier o capo dello Stato.

Mattarella bis: la soluzione perfetta per tutti

Dal canto suo, Mattarella ha fatto sapere che seguirà le votazioni da Palermo. Come a sottolineare ancora una volta la sua indisponibilità al bis. Tuttavia, dalla quarta votazione in poi, se dovessero fallire le prove di forza dei due schieramenti, l’unica alternativa a Draghi al Colle – sempre se davvero fosse questa la reale intenzione dell’attuale premier – sarebbe chiedere a Mattarella di restare. Anzi, se fosse lo stesso Draghi – colui che proprio da Mattarella è stato messo a Palazzo Chigi per il bene del Paese – a spingere per un secondo mandato, come potrebbe rifiutarsi, l’attuale capo dello Stato? Potrebbe mai sottrarsi – se votato da quasi tutto il Parlamento (come di certo accadrebbe) – al supremo compito di proseguire il ticket con Draghi? Staremo a vedere. Appuntamento a domani, con la prima chiama alla Camera.

SuperMario SuperPresidente

Certo è che i problemi veri, per i partiti della maggioranza, sorgerebbero se Draghi davvero volesse mollare la patata bollente dei soldi Ue, della pandemia e del tenere allo stesso tavolo Pd e Lega, M5S e FI, e andarsene al Quirinale. Ma poi passerebbe alla storia, più che come “il nonno al servizio delle istituzioni”, come colui che ha gettato la spugna sul più bello. Ecco perché noi riteniamo che forse Draghi voglia aspettare ancora. Il tempo per una riforma della Costituzione verso il semi presidenzialismo. A quel punto, SuperMario salirebbe eccome al Colle, ma da SuperPresidente.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. Di certo non potrà mai essere Riccardi, come vorrebbe la (cosiddetta)sinistra. Il fondatore di Sant’Egidio, ha posizioni esageratamente e sfacciatamente filo immigrazioniste(parliamo di uno dei temi più divisivi in Italia …e nell’intero Occidente) ; quindi non potrebbe in alcun modo essere una figura che rappresenti tutti gli Italiani. Proporre questo signore rappresenta una grave provocazione da parte del Pd.
    Se poi, per puro calcolo, dovesse sostenerlo anche il centrodestra, vorrà dire che non andrò più a votare…

  2. Ripropongo Bergoglio,
    E’ un ottimo politico.
    Di prestigio internazionale.
    Di elevata onestà morale.
    E poi gli spetta di diritto.
    Il Quirinale era la sede dei papi.

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