Savona, 11 mar – Piaggio Aerospace come Alitalia. Ovvero: i capitali esteri non fanno la felicità. Potrebbe essere il titolo di un romanzo, ma è la dura realtà contro la quale si sta schiantando una delle più importanti realtà aeronautiche italiane.

Correva l’anno 2015 quando la Piaggio Aerospace – nata nel 1923 come costola della Rinaldo Piaggio, la stessa azienda che qualche anno più tardi conquistò il mondo con la Vespa – già partecipata dal fondo Mubadala, con l’acquisto da parte di quest’ultima delle quote di minoranza divenne una società emiratina a tutti gli effetti. Nonostante i capitali freschi dal golfo, le sorti della casa di Villanova D’Albenga non sono però migliorate. La situazione economica è rimasta precaria, con perdite che si sono accumulate negli anni ed hanno eroso buona parte del patrimonio.

A poco è servito, nell’ambito del piano di ristrutturazione, la chiusura dello storico stabilimento di Finale Ligure. Il nuovo piano industriale, presentato lo scorso anno, ha dovuto così affrontare di petto la situazione, non escludendo anche possibili dismissioni di settori di attività. Si parla della divisione motori e di quella della manutenzione civile. Uno spezzatino che rischia di far finire nel tritacarne anche il ramo d’azienda che produce il P180, punta di diamante della Piaggio Aerospace. Più nel dettaglio, a venire ceduta sarebbe la proprietà intellettuale dell’aeromobile, che entro l’anno potrebbe finire ad una cordata di non meglio specificati investitori cinesi con base in Lussemburgo.

Nonostante l’importanza del settore, il governo per ora nicchia. L’unica condizione posta è quella della separazione fra attività civili e militari, visto che Piaggio Aerospace sta da tempo lavorando al P.1HH Hammerhead, drone interamente italiano già ordinato dalla nostra Aeronautica.

Filippo Burla

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  1. Industria strategica e di interesse nazionale trattata dai nostri governanti come salottino per raccomandati,trombati e pseudo manager improvvisati……….ovviamente, vista l’importanza strategico militare, tale porzione industriale avrebbe dovuto godere di una fiscalità specifica e di un centro ricerche a livello nazionale che la sostenesse……. invece no,le commesse militari fanno schifo e i moderati catto comunisti odiano le scienze e la tecnica,dovremmo essere tutti poeti,cantanti, sodomiti o ex drogati da redimere o sostenere………in un paese dove persino la matematica e l’ingegneria sono in mano a parassiti comunisti che pontificano sul sesso degli angeli cosa possiamo sperare??? Il declino,la fine del progresso……ci aiuteranno senza meno i senegalesi e i nigeriani che comandano a Firenze, i primi capi della vendita abusiva,i secondi tiranni del traffico di droga e del controllo della prostituzione……. Una bella fogna di paese.

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