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Sindacati compatti nelle critiche alla finanziaria. Ma sono più preoccupati (al loro portafogli) per i tagli dei contributi a patronati e Caf.

Roma, 3 nov – Sindacati compatti contro la finanziaria. La manovra piace poco – sia pur con qualche differenza – alla Cgil, Cisl, Uil, ascoltati in questi giorni in sede di discussione sulla legge di stabilità.

La bocciatura dei sindacati

La legge di stabilità “favorisce chi ha di più e crea difficoltà alle persone che hanno necessità” e “non ha un effettivo carattere espansivo”, mentre servirebbero “investimenti e politiche industriali per colmare il divario tra Nord e Sud”, ha spiegato il segretario della Cgil, Susanna Camusso, in audizione alla commissione Bilancio del Senato.


La Camusso scende nel dettaglio, criticando i tagli di Tasi e Imu, che hanno “l’obiettivo di dare di più alla fascia alta della popolazione”, mentre “la Cgil rilancia la proposta di introdurre un’imposta sulle grandi ricchezze con aliquote progressive per i patrimoni, mobiliari e immobiliari, sopra gli 800mila euro”.

Le critiche di Cisl e Uil

Non solo la Cgil, anche gli altri organismi di rappresentanza dei lavoratori si schierano più per il fronte del “No” ai contenuti della manovra.

Per Guglielmo Loy della Uil, la legge “è di stampo espansivo ma vi sono più ombre che luci”, in specie perché “mancano quei provvedimenti mirati alla crescita economica, non è prevista la riforma della legge Fornero e non c’è nulla per il Sud”.

Più conservativa la posizione della Cisl, per cui la legge di stabilità “persegue il consolidamento della ripresa” ma “rischia di essere poco incisiva sul piano del sostegno alla domanda interna ed insufficiente rispetto all’equità sociale”.

Sindacati compatti sui tagli

Se le posizioni di Cgil, Cisl e Uil – contraria la prima, possibilista anche se con osservazioni la seconda, quasi neutra la terza – ricalcano ormai un canovaccio sperimentato da anni, ciò che riesce ad unire le sigle è a questo giro il taglio dei fondi per i patronati. Dopo le decurtazioni della scorsa tornata, anche quest’anno si ripresenta infatti il nodo dei tagli ai fondi per patronati.

Per la Camusso, “l’ennesimo taglio a patronati e Caf” sono fra i punti critici della manovra. “Ingiustificato e inaccettabile” è invece il taglio per Loy, mentre Maurizio Petriccioli della Cisl mira più in alto: “Le misure che prevedono un taglio dei fondi per i patronati sono gravate da indizi incostituzionali perché si opera con l’utilizzo di risorse contributive previdenziali per temi di fiscalità generale, ne chiediamo lo stralcio dalla legge di stabilità”.

Curioso il riferimento alla Carta Costituzionale secondo la quale, ad esempio, al secondo comma dell’articolo 39 richiede la registrazione dei sindacati per far avere forza di legge (che ora non hanno) ai contratti collettivi. Registrazione che ovviamente non è mai avvenuta, non sia mai che il ministero possa controllare fra le mille pieghe di bilanci oscuri ai più.

Il fatto di essere al di fuori del dettato costituzione non impedisce però ai sindacati di sventolarla come feticcio. Per tutelare i diritti dei lavoratori, chiedendo ad esempio di applicare le disposizioni in merito al giusto salario o alla partecipazione alla gestione delle imprese? Ma quando mai, la difesa del lavoro non rende più (introiti monetari, s’intende) come una volta. Patronati ed assistenza fiscale invece sì, eccome: quasi 300 milioni l’anno esentasse solo di contributi diretti, senza considerare che alcune prestazioni sono a pagamento – oltre a ricevere comunque i contributi dagli enti previdenziali – e per avere diritto a sconti è necessaria l’iscrizione al sindacato, facendo così scattare anche il prelievo dello 0.8% sullo stipendio o dello 0.4% sulla pensione.

Filippo Burla

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