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Roma, 4 mar – Tutte le vestali del liberoscambismo si stanno stracciando le vesti: ma come, Donald Trump, il leader della nazione che della globalizzazione dei mercati ha fatto un mantra rivelato a tutto il mondo, sta continuando nella sua folle corsa al protezionismo? Proprio così, il presidente Usa non cede e rilancia: dopo l’annuncio dei dazi sull’acciaio gli Stati Uniti si dichiarano pronti addirittura alla guerra commerciale.
Il problema, in caso di guerra, è capire le parti in causa. Una è Washington, che dopo la prima tranche di dazi su pannelli solari e lavatrici ha deciso adesso di tassare alla dogana anche i prodotti siderurgici (con tariffe del 25%) e l’alluminio (con tariffe più basse: al 10%). L’altra? L’altra non è dato sapersi, visto che l’Unione Europea, per bocca del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha minacciato ritorsioni: “Tasseremo Harley-Davidson, Bourbon e Levis”. Blu jeans e whiskey (ogni battuta sulle preferenze alcoliche dell’ex premier lussemburghese sarebbero fin troppo facile) contro acciaio.
Un conflitto, insomma, che ci apprestiamo a perdere già dall’inizio. Quel che nel vecchio continente non si riesce infatti ad afferrare è la ragione per la quale Trump sta procedendo in senso protezionista. Il presidente Usa non lo fa per partito preso nei confronti dell’Europa (che fino a prova contraria non ha fatto nulla di male per “meritarsi” questo trattamento) ma ha ben chiara la politica economica per il suo paese. Gli Stati Uniti vogliono tornare ad essere una potenza manifatturiera? Per farlo è necessario che, senza scendere nell’assistenzialismo, le produzioni nazionali vengano tutelate.
I dazi doganali, in questo senso, sono una necessità nonché un imprescindibile strumento d’ordine: il mercato non funziona senza regole e correttivi, lasciato in balìa di sé stesso produce distorsioni come, per restare nell’ambito della siderurgia, l’esempio cinese insegna. Dalle parti di Pechino i colossi siderurgici sono sussidiati dallo Stato, di fatto producono sotto costo e spiazzano in questo modo la concorrenza. La quale diventa a tutti gli effetti concorrenza sleale, nemica di ogni scambio che possa portare vantaggio ad entrambi i partecipanti allo stesso.
La Cina è preoccupata, ma fino ad un certo punto. Il suo acciaio, se non potrà finire negli Usa, si riverserà da altre parti. Magari proprio in Europa, dove abbiamo detto addio al settore vista la cronica incapacità dell’Ue (alla quale abbiamo ceduto la competenza esclusiva sulla politica commerciale) di approntare adeguate contromisure. Se non quelle contro gli Stati Uniti, come se la posta in gioco sulla politica dei dazi si potesse ridurre ad una questione di ripicche.
Filippo Burla



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5 Commenti

  1. Son proprio divertito nel vedere il karma police fare il suo lavoro….la globalizzazione sta dimostrando a se stessa quello che vale…ma ci sono cose più importanti per l’italiano medio,scusate devo scappare inizia domenica live

  2. Ogni stato sovrano prova a difendersi dalle insidie di un mondo globalizzato cercando di salvaguardare la propria industria e produzione da nefande importazioni che potrebbero minacciare l’economia di una nazione.
    Spero che sempre più gente si svegli e si accorga di quanto in realtà sia ripugnante la ns classe dirigente progressista.

  3. gli scenari possibili sono che se le industrie europee vorranno vendere nel grande mercato USA dovranno costruire impianti negli USA e produrre la con tutte le conseguenze positive per l ‘economia ed il mercato interno statunitense .
    le conseguenze per noi potrebbero essere altre delocalizzazioni con tutto cio’ che ne consegue in termini di PIL e definitiva distruzione del mercato interno auspicata da un idiota venduto spocchioso messo a capo del governo tecnico tempo addietro che pero’ ha voluto la carica di senatore a vita per farsi mantenere da noi e che tanto auspicava al posto precario …..intanto guardate dove lui e la degna compare hanno piazzato i figli ………..
    gli idioti UE hanno una possibilita’ riaprirsi al mercato russo ma ora che sono strozzati fossi in Putin gli metterei io le sanzioni e cosi forse ci liberiamo di questo abominio che si chiama UE .
    Ovviamente è una mia visione se qualcuno puo’ dare argomentazioni differenti le leggero’ con interesse
    grazie

  4. I misteri della politica! Gli inglesi scelgono di uscire dall’Europa ma per voce della May si dicono fortemente contraria ai dazi Usa. Tanto che la stessa May propone un’azione multilaterale come solo modo di risolvere il problema della sovracapacità mondiale, nell’interesse di tutte le parti”

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