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Equitalia RenziRoma, 24 ott – Alcuni giorni fa eravamo stati profetici. Al di là dei soliti annunci ad effetto del premier Renzi , Equitalia continuerà ad esistere e ad usare i soliti metodi, l’unica cosa che cambierà è il nome. La vecchia Equitalia, infatti, si chiamerà “Agenzia delle Entrate – Riscossione” e si trasformerà da società per azioni in ente pubblico economico ma, a prescindere dal nome e dal passaggio dalla forma associativa privatistica a quella pubblicistica, nulla cambierà nella sostanza. Vediamo perché.

Equitalia Spa era una società di diritto privato interamente in mano pubblica (51% Agenzia delle Entrate, 49% Inps), adesso invece diventerà un ente pubblico economico dotato di propria personalità giuridica, con autonomo patrimonio, proprio personale dipendente e soprattutto esterno alla Pubblica Amministrazione. Proprio per quest’ultimo motivo i rapporti di lavoro saranno ancora regolati da contratti privatistici, tanto che è previsto il mantenimento del contratto dei bancari come nella vecchia Equitalia. Inoltre è da evidenziare che i dipendenti della vecchia Equitalia, che verranno trasferiti in blocco nel nuovo ente, continueranno ad applicare le norme in vigore fino ad oggi per la riscossione delle imposte, infatti il Dpr 602 del 1973 resta inalterato, quindi i “metodi vessatori” , per dirla alla Renzi, resteranno gli stessi di prima.

Che il cambiamento di Equitalia sia semplicemente un bluff elettoral-referendario lo dimostra anche la mancata fusione, annunciata alcuni giorni fa da Renzi, con l’Agenzia delle Entrate. Non tragga in inganno il nuovo nome: i due enti manterranno la propria autonomia e indipendenza l’uno dall’altro, e il progetto triennale che dovrebbe portare all’incorporazione di “Agenzia delle Entrate – Riscossione” nell’Agenzia delle Entrate vera e propria è destinato a morire sul nascere. Ciò è dovuto al fatto che qualsiasi governo che volesse approntare la fusione si troverebbe davanti ad un bel problema: non potendo far confluire gli 8.000 dipendenti della vecchia Equitalia nella Pubblica Amministrazione, non essendo vincitori di pubblico concorso, dovrebbero far uscire dal perimetro della Pa l’Agenzia delle Entrate, ma dando la possibilità ai 40.000 dipendenti di lasciare verso altre amministrazioni pubbliche mantenendo la qualifica di dipendenti pubblici a tutti gli effetti, con il rischio di un esodo biblico. C’è già un precedente in tal senso costituito dall’Agenzia del Demanio, solo che nel caso delle Entrate i numeri sarebbe ben più che decuplicati.

E’ chiaro a tutti, quindi, che si tratta dell’ennesima sparata del “bomba” di Rignano sull’Arno che ormai sente il terreno franare sotto i piedi con l’approssimarsi della data del 4 dicembre. Se qualcuno gli crederà tanto peggio per lui, dovrà ricredersi quando si renderà conto che nulla è cambiato e i cittadini continueranno ad essere tartassati con i soliti sistemi persecutori dal nuovo ente per la riscossione.

Walter Parisi

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1 commento

  1. Appendiamolo per i piedi e lasciamolo penzolare dal balcone. Un monito per quelli che sono già lì e per quall che seguiranno.

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